venerdì 10 aprile 2020

Ex Fiat Termini Imerese e riconversione: i soldi per far partire la produzione ci sono!

Questi soldi ci sono da circa 11 anni! E dovevano servire a far partire progetti che sono poi tutti falliti! Fino all’ultimo della Blutec!
Il nuovo piano, dice Il Sole 24 Ore di ieri, rallegrandosi che i soldi ci sono, è stato proposto “dal distretto della Meccatronica che vorrebbe portare lì una produzione su larga scala di dispositivi medici anti Covid-19.”
Il problema principale è che “Lo stabilimento di Termini oggi è in mano a Blutec, l’azienda che doveva rilanciare l’impianto a che è stata travolta dalle inchieste giudiziarie e oggi è retta da commissari in applicazione della legge Marzano.”
Ricordiamo che Ginatta, il padrone della Blutec, ha fatto sparire 20 milioni del precedente accordo dicendo chiaramente che della produzione a Termini non gliene importava niente!
Ci vuole quindi, diciamo noi, togliere immediatamente dalle mani della Blutec, il nuovo accordo di programma: “L’Accordo di programma di cui parliamo – continua il quotidiano della Confindustria - vale 240 milioni (90 milioni della Regione siciliana e il resto dello Stato) finiti almeno in parte, in
questa fase, nel maxi accordo da quasi 430 milioni cui ha lavorato negli ultimi mesi l’assessorato alle Attività produttive guidato da Mimmo Turano e siglato dal presidente della Regione Nello Musumeci e dal ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli. 

Un accordo, quest’ultimo, che prevede tra le altre cose il rafforzamento degli ecosistemi di innovazione regionale [questa è una frase che nasconde il finanziamento a fondo perduto di diverse industrie siciliane!, ndr], anche attraverso iniziative pilota per far crescere iniziative imprenditoriali ad alto contenuto di conoscenza su Palermo (scienze della vita) e Catania (digitale ed energia). Risorse su cui fanno certo affidamento le imprese aderenti al distretto della Meccatronica.”
Il giornale ricorda che in questi mesi erano in corso “contatti con possibili investitori”, ma che fino ad oggi non se n’è fatto nulla.
Dunque, cosa si propongono di produrre, le aziende del distretto Meccatronica? “L’idea è di produrre a Termini Imerese mascherine FFP2 e FFP3, maschere in 3D, caschi e ventilatori polmonari, macchine per la sterilizzazione, bombole per l’ossigeno. «Il progetto – spiega Mineo – non riguarda certamente la produzione di mascherine e dispositivi a basso valore aggiunto. Noi pensiamo di utilizzare al meglio il know how delle aziende del distretto che già dispongono di grandi professionalità compresi ingegneri provenienti proprio da Blutec». Azienda, quest’ultima, interlocutore fondamentale per lo sviluppo del piano.”
Questa “indispensabilità” della Blutec sarebbe legata al fatto che nello stabilimento sono presenti le stampanti industriali 3D. Vista la situazione giuridica della Blutec e di Ginatta questo non può essere affatto un ostacolo, si requisiscono gli impianti e basta!
“Nelle intenzioni delle aziende del distretto della Meccatronica, che intanto hanno incassato la disponibilità di alcune startup tecnologiche a collaborare, lo stabilimento dovrebbe diventare un polo integrato di produzione del biomedicale ma non solo. «Si tratta di insediare lì l’intera filiera – spiega ancor Mineo – che non è fatta di una sola azienda ma di tante imprese appartenenti a settori diversi ma complementari tra loro: dalla meccanica al tessile, dall’elettronica alla chimica».
Adesso bisogna fare presto, far rientrare gli operai in fabbrica e partire con la produzione!

mercoledì 8 aprile 2020

Ex Fiat di Termini Imerese: riaprono i cancelli? Da ieri è in discussione la proposta della riconversione alla produzione biomedicale


L’urgenza è quella di riaprire!

Certo non è la produzione di auto, ma se la borghesia, cioè politici padroni e sindacati, fanno presto, è possibile avere di nuovo una grande fabbrica nel comprensorio di Termini Imerese.
Si potrebbero impiegare anche migliaia di operai se si pensasse di fare dello stabilimento un centro generale della produzione di tutto quello che serve alla sanità: dalle mascherine di ogni tipo, ai ventilatori, ai letti dedicati, a tutta l’attrezzatura della terapia intensiva, insomma tutto ciò, ed è davvero tanto, che è mancato in questi giorni per dare risposta all’emergenza. E, perché no, anche alla produzione diretta di ambulanze vista la struttura della fabbrica!
Come per Catania, per fare un esempio di numeri, è la ST Microelectronics!

martedì 31 marzo 2020

Ex indotto Fiat, fuori dai benefici economici 124 lavoratori: Bienne Sud, Manital...

Nella confusione e nell'affanno (molto ma molto tardivo!) per contrastare l'epidemia da coronavirus il governo continua a dimenticare quegli operai che per volere dei padroni che chiudono le fabbriche e i politici che gli corrono appresso, non hanno come continuare né a lavorare né a percepire ammortizzatori o sostegni di alcun tipo!
Ma "chiedere alle istituzioni" come molti operai purtroppo fanno da tempo ha lasciato le cose come stanno o peggio! Perciò ripetiamo per l'ennesima volta che è ora che gli operai diventino protagonisti diretti delle loro vite e di quelle delle loro famiglie e non le lascino nelle mani dei padroni e dei loro lecchini.
***

Appello al governo per consentire agli operai di percepire le indennità
Ex indotto Fiat, fuori dai benefici economici 124 lavoratori
Fuori da tutto. Senza lavoro, tappati in casa per la quarantena imposta dal Covid-19, senza neppure la speranza di accedere a una delle misure di sostegno previste dal Governo. Si sentono abbandonati i 124 ex lavoratori dell’indotto Fiat di Termini Imerese. L’ultima mazzata è arrivata con il decreto “Cura Italia” che li ha esclusi dai benefici nonostante per le aree d crisi, e tra queste c’è appunto Termini Imerese, sia stata inserita la mobilità in deroga. Secondo le disposizioni ministeriali gli operai non possono ottenere un altro sussidio avendo ricevuto il 2 marzo l’ultima indennità della Naspi, ovvero la nuova prestazione sociale per l’impiego. Un pasticcio burocratico che, in questo momento di estrema difficoltà personale e del Paese, fa sprofondare nell’angoscia interi nuclei familiari che invocano l’intervento del ministro del Lavoro, Nunzia Catalfo, per trovare una soluzione.
«Sono disperato, non posso pagare le bollette, a giorni i staccheranno la connessione Internet, mia figlia non potrà più fare lezione con gli insegnanti in videoconferenza, non posso pagare gli alimenti alla mia ex moglie, con i 640 euro della disoccupazione avevo pagato parte delle spese universitarie dell’altra figlia: aiutatemi», è il grido di Giovanni Schillaci, 49 anni, ex operaio per vent’anni alla Bienne Sud, azienda che per la Fiat verniciava i paraurti della Lancia Ypsilon. Giovanni,
… come i suoi 61 ex colleghi della Bienne Sud, ha ricevuto l’ultimo accredito Naspi il 2 marzo: in questo limbo si trovano anche i 44 ex lavoratori Ssa Servizi e i 19 ex Manital, altre due ditte dell’ex indotto Fiat, e ai quali la disoccupazione è scaduta già da oltre un anno. «Non ho più nulla. Già non c’era lavoro, con l’emergenza Covid-19 sono precipitato nel buio totale. Non so come fare, per gli ex operai nella mia condizione non sono previsti ammortizzatori né sussidi nel decreto del governo Conte. Non posso chiedere neppure il reddito di cittadinanza, come faccio a vivere?», si chiede Giovanni che lancia un appello alle istituzioni: «Affrontate il nostro caso, non abbandonateci». Accanto ai 124 ex dipendenti del colosso automobilistico si è schierato il segretario della Fiom siciliana, Roberto Mastrosimone che ha denunciato la situazione difendendo questa vicenda inaccettabile: «Queste persone hanno lavorato per la fiat e grazie anche alle loro lotte hanno contribuito alla costituzione dell’ara di crisi complessa, è impensabile che non debbano accedere alla mobilità in deroga. Alla ministra Catalfo e al governo regionale chiediamo di risolvere un’assurda iniquità mettendo fine a questa bomba sociale». La Fiom ha ricordato che il ministro Luigi Di Maio, quando era a capo dello Sviluppo economico, «nel dicembre del 2018 ha modificato la norma che regolamenta l’accesso alla mobilità in deroga nell’area di crisi complessa per permettere ad un pezzo di lavoratori dell’indotto di Termini Imerese che erano rimasti fuori dagli ammortizzatori sociali di rientrare dentro gli strumenti di tutela: adesso chiediamo alla ministra Catalfo di fare lo stesso per questi lavoratori che sono rimasti fuori per una ingiustizia».
stralci tratti dal
Giornale di Sicilia 30 marzo ’20

giovedì 27 febbraio 2020

AL TEMPO DEL CORONAVIRUS: LA CONTRO/INFORMAZIONE E’ LA PRIMA CURA - Comunicato dello Slai cobas per il sindacato di classe dell'Istituto tumori Milano

Comunicato diffuso all'Istituto Tumori di Milano
Ai/le lavoratori/ci diretti, precari, in collaborazione, ai lavoratori degli appalti, ai pazienti e loro familiari.

La Medicina è una scienza e non” fantascienza o provvedimenti che più che le soluzioni diffondono Panico e deliri. Perché? Perché di fronte a provvedimenti, quali quelli di circoscrivere l’area del contagio - che è un provvedimento molto gravoso, ma giusto e necessario, compreso e accettato dalla popolazione, anche se pesa nella vita quotidiana da chi lavora in ospedale, chi è malato; ci troviamo provvedimenti che non hanno una regia unica e condivisa; anzi si è scatenata una guerra tra governo e governatore di Lombardia, ma non solo, tra efficientismo nazionale ed efficientismo padano che vuole nascondere il fatto che il primo fronte della soluzione del problema è la Sanità, in particolare quella Pubblica, che è stata massacrata attraverso TAGLI ai fondi, riduzioni d’organico, blocco di nuove assunzioni, invecchiamento del personale, che hanno aumentato patologie invalidanti e stress da lavoro correlato, come da anni denunciamo insieme al sindacalismo di base e di classe. E questo è avvenuto in maniera massiccia nella cosiddetta “eccellenza” lombardo/veneta.

Per spiegare meglio riportiamo 3 esempi che non fanno notizia e che vengono nascosti: 1) tutto il carico pesa sui massacrati Ospedali Pubblici, mentre la Sanità privata non è stata coinvolta o parzialmente (forse per non intaccare il business?); 2) anziché richiedere più risorse, mascherine, personale, fondi e tutto il necessario in situazioni di emergenza come questa, le Direzioni sia dell’Istituto che gli altri non possono limitarsi a diffondere il decalogo OMS sulle buone abitudini (che tra l’altro devono essere multilingua per una corretta informazione) o incrementare panico e potenziale razzismo (vedi il caso del personale della ristorazione della mensa con mascherine e guanti, mentre i lavoratori o parenti che vanno a mangiare no) o chiedere di rispettare, meglio dire
imporre o minacciare, ordini di servizio a infermieri/OSS/medici, con ulteriori gravosi sacrifici, come saltare i riposi per coprire malattie/maternità/congedi, cosa che le Direzione fanno da tempo e a prescindere dall’emergenza coronavirus; 3) riportiamo lo sfogo di una lavoratrice meridionale di Milano, non della sanità, molto “crudo” semplice ed efficace: “meno male che è successo in Lombardia, che si è sempre vantata dell’eccellenza della sua sanità, ma che per i tagli non è in grado di affrontare questa emergenza, se il focolaio fosse successo in Sicilia o in una qualunque regione del Sud, noi meridionali che viviamo al Nord/Padania, per come la stanno montando le cose saremmo dovuti scappare...”.
A tutto questo si aggiunge la cattiva informazione di alcuni giornalisti che come avvoltoi sono appostati davanti al “Sacco” non per fare informazione ma per regalarci il grande show e non una parola sul saccheggio della sanità, lasciando di fatto addetti ai lavori e popolazione in balia ora di banalizzazione ora di terrore. Aggravato da provvedimenti e direttive a Milano e in tutta la Lombardia, di chiusura di posti lavoro e scuole, ospedali da campo, numeri verdi che non rispondono, visite che saltano, medici di base lasciati in un limbo; che spingono lavoratori e popolazione a gesti individuali che in una metropoli come Milano sono dannosi.
Ma in questi giorni di escalation di coronavirus c'è chi si sta facendo sentire. Per essere chiari: domenica sera il personale del 118 del Niguarda ha preannunciato ai loro referenti che la mattina del 24 non sarebbero usciti se non fossero state fornite loro le mascherine FPP3 (di fatto lavorano con semplici mascherine). Ebbene la sera stessa i responsabili come un “miracolo” hanno fornito le mascherine. Questo significa che i lavoratori quando fermamente rivendicano i loro diritti ottengono risultati. Noi aggiungiamo che anche ai lavoratori dell’Istituto la dotazione delle mascherine FPP3/camici monouso, maschere oculari/cuffie/calzari, in un ospedale oncologico, quale il nostro, devono essere la normalità e non l’eccezione per coronavirus, visto che i pazienti vengono sottoposti a terapia chemioterapica e di conseguenza il personale che diluisce, che somministra la terapia, che assiste, che smaltisce, deve essere fornito dall'Amministrazione di questi ausili, in ottemperanza al TU 81/08; e invece mancano o vengono parzialmente forniti e non in maniera costante da tempo.

Invitiamo, pertanto, i lavoratori a pretendere, in maniera ferma e decisa, la fornitura di detti strumenti di protezione e comunicarci se ottengono risposte evasive o dilatorie. Come Slai Cobas sc invieremo una formale richiesta, dopo avvieremo anche le iniziative agli organi preposti per il mancato rispetto di normative che da anni segnaliamo e denunciamo.
Lo Slai Cobas sc propone, inoltre, a rappresentanti e lavoratori del sindacalismo di base e di classe di altri Ospedali milanesi, ma anche a medici e a chi opera sul terreno di Salute e Sicurezza, di attivare comunicati, iniziative, suggerimenti, partecipazione comuni nell’ottica di contro/informare e coinvolgere lavoratori, malati, parenti, popolazione.
27-02-20
Gaglio Giuseppe
Slai Cobas per il sindacato di classe Fondazione INT, Milano
Slai Cobas INT cobasint@tiscali.it; 338-7211377

giovedì 23 gennaio 2020

Ex Fiat Termini Imerese: operai dell’indotto rimasti senza ammortizzatori protestano al Comune… mentre si parla di “ultima chance” per lo stabilimento dopo il fallimento della Blutec!


Un centinaio di operai dell’ex indotto della Fiat di Termini Imerese (Manital SSA servizi, della Bienne sud…) è tornato a protestare il 20 gennaio scorso davanti al Comune perché ancora in attesa degli ammortizzatori sociali, mentre arrivano notizie, come quella pubblicata dal Sole24 Ore, di accordi sulla reindustrializzazione come se fosse l’ultima occasione per lo stabilimento:
“Ultima chance di rilancio per Termini Imerese
“Reindustrializzazione. Trattative in corso per riavviare la produzione nell’ex stabilimento della Fiat dopo il fallimento dell’iniziativa da parte della Blutec

“Chiamatela ciambella di salvataggio, se volete. O appiglio. Ancor meglio, ultima chance. Ma la notizia che un grande gruppo industriale del paese potrebbe essere interessato allo stabilimento che fu della Fiat a Termini Imerese è l’ultima sorpresa del 2019, al termine di un anno che di fatto ha certificato il fallimento del progetto di rilancio dello stabilimento da parte della Blutec finita in un guazzabuglio di guai giudiziari. Un filo di speranza per un’area industriale da mezzo milione di metri quadrati destinata alla desertificazione. L’annuncio lo ha fatto qualche settimana fa il presidente dell’Autorità di sistema dei porti della Sicilia occidentale Pasqualino Monti: “Ci sono colloqui in corso con un grande gruppo industriale per riavviare la produzione nell’ex stabilimento Fiat di Termini Imerese. Stiamo lavorando insieme all’amministrazione giudiziaria della Blutec. E stiamo lavorando sul porto di Termini che contribuirà a rendere l’area più competitiva”.
“Una strategia in due mosse, dunque, che fa capo all’Autorità di sistema dei porti: da un lato le opere per rendere il porto di Termini più competitivo e sicuro, dall’altro un lavoro diplomatico per attrarre nuovi investimenti. “Termini Imerese è bloccato – dice Monti -. Mi sono impegnato per l’area industriale di Termini che non è di mia competenza: ci sto mettendo la faccia i nonostante l’area non sia mia….”
Questa “crisi” lunga 10 anni può essere interrotta solo se gli operai
ROMPONO CON LA CONTINUITA' CON IL PASSATO
PER FARLA FINITA CON LA CASSA INTEGRAZIONE ETERNA
PER FARLA FINITA CON I SINDACATI CONFEDERALI CHE SVENDONO OGNI GIORNO DIGNITA' E LOTTA DEI LAVORATORI

sabato 18 gennaio 2020

Si può fare come in Francia? A Parigi per dire NO alla riforma delle pensioni e pretendere le dimissioni di Macron

on lache rien
Che l'esempio della Francia aiuti lo sviluppo della lotta sindacale di classe contro padroni e governo nel nostro paese!
Il primo passo è la ribellione nelle fabbriche e nei posti di lavoro al sindacalismo confederale complice dei governi e dei padroni e l'organizzazione di base e di classe in forme alternative al burocratismo e divisione del sindacalismo di base

proletari comunisti/PCm Italia
18 gennaio 2020

mercoledì 1 gennaio 2020

BUON ANNO DI LOTTA A TUTTE E A TUTTI GLI OPERAI


ROMPIAMO CON LA CONTINUITA' CON IL PASSATO
PER FARLA FINITA CON LA CASSA INTEGRAZIONE ETERNA
PER FARLA FINITA CON I SINDACATI CONFEDERALI CHE SVENDONO OGNI GIORNO DIGNITA' E LOTTA DEI LAVORATORI
PER UN LAVORO VERO
PER FARLA FINITA CON IL SISTEMA DI SFRUTTAMENTO