
mercoledì 12 giugno 2019
mercoledì 5 giugno 2019
altri 100 operai in cassa integrazione

Un centinaio di operai, dei circa 140 che erano al lavoro in fabbrica, nello stabilimento di Termini Imerese, sono stati messi in cassa integrazione fino al 30 giugno come tutti gli altri che sono fuori dal 2011, circa 700 oltre i 300 dell’indotto.
Quelli messi in cassa sono i cosiddetti progettisti e altri impiegati, mentre quelli rimasti stanno ancora lavorando sulla “spiaggina”.
Cosa succederà dopo il 30 giugno ancora non si sa. L’attuale amministratore giudiziario, Glorioso, invece di dare novità sulle decisioni del tribunale di Torino in merito al sequestro dello stabilimento ha pensato bene di mettere in cassa anche chi stava lavorando. E questo non sembra un buon segnale. È un segnale comunque negativo quello che arriva dal Ministero del Lavoro, al cui comando c’è attualmente l’ingannapopolo Di Maio; negativo perché fino a questo momento del “tavolo” promesso che dovrebbe rilanciare l’azienda non c’è traccia.
E non c’è traccia del possibile interessamento dell’ex Fiat impegnata nella fusione con Renault e Nissan… un coinvolgimento che aprirebbe una grande possibilità di rilancio dello stabilimento, ma si tratta di un “coinvolgimento” di cui gli operai devono essere protagonisti attivi!
martedì 7 maggio 2019
Gli operai ex Fiat di Termini Imerese tornano a protestare davanti ai cancelli della fabbrica contro l’ingannapopolo Di Maio e il blocco della cassa integrazione
Ieri, gli operai dell’indotto della ex Fiat di Termini Imerese, attualmente Blutec in amministrazione giudiziaria, sono tornati a manifestare in mattinata davanti ai cancelli della fabbrica, in sostanza contro i tempi lunghi delle decisioni che dovrebbe prendere il ministro dello Sviluppo economico, l’ingannapopolo Di Maio sul destino dello stabilimento e i rapporti con la ex Fiat ora FCA!
Decisioni, promesse, che sono state fatte anche in vista delle elezioni e che invece ancora non arrivano...
***
La rabbia delle tute blu
Termini, ex Fiat in catene:
“Ridateci il nostro lavoro”
Il nuovo sit-in davanti ai cancelli della Blutec
Per molti dei 300 lavoratori la cassa integrazione non è stata rinnovata
Incatenati per protesta. Disperazione e scoramento: sono gli stati d’animo degli operai ex Fiat e del suo indotto che ieri hanno protestato davanti ai candeli della Blutec, a Termini Imerese per chiedere il rilancio della fabbrica automobilistica, abbandonata da FCA, nella quale fino a qualche anno fa si assemblava la Lancia Ypsilon. Cinque operai delle aziende dell’indotto, Lear Corporation e bienne Sud, si sono incatenati. Con loro oltre 300 lavoratori tra ex tute blu, indotto e servizi.
“Chiediamo che si riaprano per tutti i cancelli della fabbrica – ha affermato Michele Morreale, incatenato con Michele Russo, Giovanni Schillaci, Francesco Serraino e Libertino Rizzo, tutti sposati e con figli da mantenere-. Vogliamo tornare a lavorare così come chiediamo al governo nazionale di inserire anche le problematiche legate all’indotto nei prossimi tavoli in programma al Mise. Inoltre, per circa 300 operai ci sono le problematiche legate alla Cig, per molti non è stata nemmeno rinnovata, per altri la pratica è stata avviata ma è bloccata”...
(dal GdS 7-5-2019)
giovedì 18 aprile 2019
Blutec verso il fallimento? Depositate tre istanze al Tribunale di Pescara... e per gli operai tutti i tempi si allungano
(ANSA) – TORINO, 17 APR – Tre istanze di fallimento sono state depositate al Tribunale di Pescara, città in la Blutec di Roberto Ginatta ha la sua sede legale. Lo si apprende da fonti investigative.
Si tratta di un’istanza della procura cittadina e di due depositate da alcuni fornitori. Nel caso in cui dovesse essere dichiarato il fallimento dell’azienda, la procura abruzzese potrebbe avviare un’inchiesta per bancarotta fraudolenta. A quel punto la competenza territoriale dell’inchiesta sul presidente Ginatta e l’amministratore delegato Cosimo di Cursi, transitata da Termini Imerese a Torino, potrebbe cambiare nuovamente. I due manager sono accusati di malversazione. (ANSA)
Come si vede si allungano i tempi per una possibile ripresa produttiva dell’azienda che al massimo continuerà ad essere commissariata in attesa di tutte le procedure burocratiche!
Che il commissario rimanga l’attuale o che ne venga nominato un altro, comunque deve presentare entro sei mesi un nuovo piano industriale credibile e questo sembra al momento attuale piuttosto improbabile.
È per questo che la battaglia che gli operai di tutto il gruppo devono intraprendere, compresi gli operai di Termini Imerese, per il rientro alla ex Fiat, ora FCA, acquista ancora più significato!
mercoledì 10 aprile 2019
Crisi Blutec ex Fiat, l’incontro al Ministero non ha dato nessuna risposta alle urgenze degli operai
Ieri pomeriggio si è tenuto l’incontro al Mise, che doveva servire per dare risposte alle urgenze degli operai, e cioè un nuovo piano di produzione industriale con la Fiat, ora FCA che rientra nello stabilimento.
Questa secondo noi è la soluzione possibile e necessaria per forza di cose, dopo che con l’arresto del padrone Ginatta e dell’amministratore delegato Cosimo Di Cursi per aver sottratto dalle casse dell’azienda 16 dei 21 milioni già versati da Invitalia, sono saltati tutti i piani di rilancio della Blutec. Tutti e due però sono stati rilasciati quasi subito, su richiesta dello studio degli avvocati della Fiat capeggiati da Grande Stevens, che ha invocato l'incompetenza territoriale di Termini Imerese, approvata dal tribunale del riesame che ha trasmesso tutto a Torino. E a tutti e due sono stati addirittura restituiti 13 milioni che erano stati sequestrati!
Mentre i responsabili dell’ammanco e della mancata ripartenza della produzione ritornano liberi e con i soldi, gli operai che hanno partecipato all’incontro hanno sentito invece la dichiarazione dell’attuale amministratore giudiziario, Glorioso, sulla brutta situazione finanziaria della Blutec che mette in pericolo non solo gli operai di Termini ma quelli di tutti gli altri stabilimenti, a Torino, in Abruzzo e in Basilicata.
Questa crisi rafforza ulteriormente la richiesta di rientro della Fca che aveva già commissionato alla Blutec la produzione di veicoli elettrici, per esempio, settore in cui la Fca è ancora praticamente assente. Che l’intenzione in questo campo da parte della Fca ci sia tutta lo dicono le voci sugli importanti investimenti che sta facendo nelle miniere che producono le materie prime necessarie.
Gli operai, a detta dell’amministratore giudiziario, devono ancora aspettare 20 giorni e cioè ili tempo necessario che il tribunale di Torino si pronunci per decidere che la gestione commissariale deve andare avanti, e allora entro sei mesi l'azienda dovrà presentare il piano aziendale per tutti i siti industriali. Piano che serve a legittimare la cassa integrazione che scade a giugno.
È chiaro che la vera soluzione ce l’hanno nelle mani gli operai, mentre tutti gli altri, dai sindacati confederali alle istituzioni locali al massimo fanno i presenzialisti e chiacchierano a vuoto. Come abbiamo già detto, è necessario che non un posto di lavoro deve essere perduto, che riparta immediatamente la produzione per farla finita con la cassa integrazione e soprattutto che tutti gli operai devono essere riassunti dalla FCA!
lunedì 8 aprile 2019
IL CAPITALISTA E L'OPERAIO - a proposito di salario e allungamento o intensificazione della giornata lavorativa
(dal blog proletari comunisti)
Marx, sempre Marx. L'arma scientifica di parte proletaria anche oggi per porre in termini di lotta di classe la battaglia contro il capitale, per difendere salario e condizioni di lavoro.
Marx, sempre Marx. L'arma scientifica di parte proletaria anche oggi per porre in termini di lotta di classe la battaglia contro il capitale, per difendere salario e condizioni di lavoro.
"Dunque il capitalista invoca la legge dello scambio delle merci. Come ogni altro compratore, cerca di spremere dal valore d’uso della sua merce la maggiore utilità possibile. Ma all’improvviso s’alza la voce dell’operaio, che era ammutolita nell’incalzare e nel tumulto del processo di produzione:
La merce che ti ho venduto si distingue dal volgo delle altre merci per il fatto che il suo uso crea valore, e valore maggiore di quanto essa costi. E per questa ragione tu l’hai comprata. Quel che dalla tua parte appare come valorizzazione del capitale, dalla mia parte è dispendio eccedente di forza-lavoro. Tu ed io, sul mercato, conosciamo soltanto una legge, quella dello scambio di merci. E il consumo della merce non appartiene al venditore che la aliena, ma al compratore che l’acquista. A te dunque appartiene l’uso della mia forza-lavoro
quotidiana. Ma, col suo prezzo di vendita quotidiano, io debbo, quotidianamente, poterla riprodurre, per poterla tornare a vendere. A parte il logorio naturale per l’età ecc., io debbo essere in grado di lavorare domani nelle stesse condizioni normali di forza, salute e freschezza di oggi. Tu mi predichi continuamente il vangelo della «parsimonia» e della «astinenza». Ebbene: voglio amministrare il mio unico patrimonio, la forza-lavoro, come un ragionevole e parsimonioso economo e voglio astenermi da ogni folle sperpero di essa. Ne voglio render disponibile quotidianamente, mettendolo in moto e convertendolo in lavoro, soltanto quel tanto che è compatibile con la sua durata normale e col suo sano sviluppo. Tu puoi mettere a tua disposizione, in un solo giorno, con uno smoderato prolungamento della giornata lavorativa, una quantità della mia forza-lavoro maggiore di quanta io ne possa ristabilire in tre giorni. Quel che tu guadagni così in lavoro, io lo perdo in sostanza lavorativa. L’uso della mia forza lavorativa e il depredamento di essa sono cose del tutto differenti. Se il periodo medio nel quale un operaio medio può vivere, data una misura ragionevole di lavoro, ammonta a trent’anni, il valore della mia forza-lavoro, che tu mi paghi di giorno in giorno, è [1 : (365 x 30)] cioè, 1 : 10.950 del suo valore complessivo. Ma se tu la consumi in 10 anni, tu mi paghi quotidianamente 1/10.950 del suo valore complessivo, invece di 1/3.650: cioè mi paghi soltanto un terzo del suo valore giornaliero, e mi rubi quindi quotidianamente due terzi del valore della mia merce. Tu mi paghi la forza-lavoro di un giorno, mentre consumi quella di tre giorni. Questo è contro il nostro contratto e contro la legge dello scambio delle merci. Io esigo quindi una giornata lavorativa di lunghezza normale, e lo esigo senza fare appello al tuo cuore, perchè in questioni di denaro non si tratta più di sentimento. Tu puoi essere un cittadino modello, forse membro della Lega per l’abolizione della crudeltà verso gli animali, per giunta puoi anche essere in odore di santità, ma la cosa che tu rappresenti di fronte a me non ha cuore che le batta in petto. Quel che sembra che vi palpiti, è il battito del mio proprio cuore. Esigo la giornata lavorativa normale, perchè esigo il valore della mia merce, come ogni altro venditore.
È evidente: astrazione fatta da limiti del tutto elastici, dalla natura dello scambio delle merci, così com’è, non risulta nessun limite della giornata lavorativa, quindi nessun limite del pluslavoro. Il capitalista, cercando di rendere più lunga possibile la giornata lavorativa e, quando è possibile, cercando di farne di una due, sostiene il suo diritto di compratore. Dall’altra parte, la natura specifica della merce venduta implica un limite del suo consumo da parte del compratore, mentre l’operaio, volendo limitare la giornata lavorativa ad una grandezza normale determinata, sostiene il suo diritto di venditore. Qui ha dunque luogo una antinomia: diritto contro diritto, entrambi consacrati dalla legge dello scambio delle merci.
Fra diritti eguali decide la forza.
Così nella storia della produzione capitalistica la regolazione della giornata lavorativa si presenta come lotta per i limiti della giornata lavorativa — lotta fra il capitalista collettivo, cioè la classe dei capitalisti, e l’operaio collettivo, cioè la classe operaia.
(Karl Marx, Il capitale, libro I, sez. III, cap. 8)
Blutec Termini Imerese - 9 aprile 'giorno della verità' - Ma quale verità? Senza lotta e autorganizzazione di classe e di massa che riapra la questione: tutti in FCA-Chrysler, non c'è futuro!
De Palma (Fiom), bene firma decreto per erogazione Cassa, il 9 è giorno della verità

“Il Ministro Luigi Di Maio ha firmato oggi il decreto che autorizza l’erogazione di sei mensilità di integrazione salariale straordinaria in favore di 691 lavoratori della Blutec di Termini Imerese che vivono una condizione insostenibile.
La firma del decreto arriva grazie alla mobilitazione dei lavoratori che chiedono di poter tornare al lavoro.
La convocazione del tavolo al Mise per martedì 9 aprile è un passaggio fondamentale, tanto che arriveranno a Roma un centinaio di lavoratori. Nel corso dell’incontro chiederemo informazioni e affronteremo una situazione proprietaria e industriale che mette ormai a rischio il lavoro per un migliaio di persone a Termini Imerese e circa duemila in Italia”.
Lo dichiara in una nota Michele De Palma, segretario nazionale Fiom-Cgil e responsabile automotive.![Blutec. Solo due settimane fa grande polverone. Dirigenti in galera, truffa ai danni dello Stato, operai della Fiat di Termoli ingannati, i “prenditori†puniti. Dopo una settimana il manager è […]](https://blogger.googleusercontent.com/img/proxy/AVvXsEgUOzr04hBxCqWCo8I-eF95XzgahwKnt8A2Ps5K32bI6dMrkXtKM3Wmg-9XUIgjpbHHXHVxr5rwhzPXS1-8vqUlbolvKAwhCy3mM90MvlZSMCAAXe95HLQWJod2CIntPy1lvdEcAaKE2r3AAqRjBt7q6_KjiUNpxcEO65o0g3hvcKaet3BolVEYA4nx8ewkorwjug1fJTR4o007YQ=)
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