lunedì 16 novembre 2020

GLI OPERAI HANNO BISOGNO DEL LORO GIORNALE PER LA BATTAGLIA COMPLESSIVA CONTRO PADRONI E GOVERNI

IL GIORNALE SI PUO' SCARICARE A QUESTO LINK
https://drive.google.com/file/d/1wMxUHrGHfMMGUUhNheOidfK1S8935TGP/view

anche per le condizioni create dalla situazione attuale, stiamo diffondendo questo ultimo numero del giornale anche attraverso i mezzi di comunicazione online, come abbiamo già fatto in altre occasioni.

Ogni osservazione, commento o condivisione degli articoli, che possano contribuire allo sviluppo del movimento comunista nel nostro paese sarà da noi benvenuto e preso in considerazione.

Siamo naturalmente disponibili per approfondimenti, presentazioni, discussioni, o iniziative sui diversi temi.
Saluti rossi
338.7708110


 

mercoledì 4 novembre 2020

SCIOPERO OPERAI METALMECCANICI 5 NOVEMBRE

 È il momento di una lotta vera, determinata, generale

per aumenti salariali, nessun licenziamento, riduzione dell'orario di lavoro a parità di paga, sicurezza e salute senza sconti

sui posti di lavoro!

Lavoratori/lavoratrici,


il rinnovo del contratto di lavoro dei metalmeccanici e di molti altri contratti di lavoro cade nel mezzo di una grave crisi pandemica ed economica prodotta dal sistema capitalistico, che ha contribuito a trasformare il virus in strage con criminali tagli alla sanità pubblica avvenuti negli ultimi vent’anni  per mano dei governi di centro-destra, “tecnici” e di centro-sinistra, sempre al servizio del padronato.

Ora i padroni pretendono ancor più di far pagare questa situazione proprio alla classe lavoratrice. Il presidente di Confindustria Bonomi ci ha sferrato un attacco brutale: zero aumenti salariali, sblocco dei licenziamenti, più produttività. Con questo terrorismo punta a concludere dei contratti-bidone sul tipo dell’ultimo contratto dei metalmeccanici, che ha portato nelle tasche dei lavoratori 40 euro lordi in 3 anni e una ‘flessibilità’ senza limiti, e sui conti dei capitalisti e dei banchieri montagne di profitti.

Fiom-Fim-Uilm sono stati costretti a rompere le trattative, ma ci hanno messo un mese per attuare uno sciopero di sole 4 ore perché stanno cercando di ricucire a tutti i costi il filo della trattativa.

 

L'unico modo per riaprire la trattativa sui rinnovi contrattuali ad armi pari coi padroni è la lotta prolungata in tutte le fabbriche fino a un vero sciopero generale!

 

Noi lavoratori/lavoratrici che stiamo già pagando un alto prezzo per l’obbligo di andare al lavoro, ci siano o no le condizioni di sicurezza, dobbiamo evitare un nuovo contratto a perdere, dobbiamo  dare vita ad una lotta vera e determinata, che sia di esempio, come è stato in passato, anche per le altre categorie. Facciamoci forti del nostro numero e della nostra funzione sociale: siamo la classe indispensabile, se ci fermiamo noi, si ferma tutto.

Piene misure di sicurezza sul lavoro per tutti/e! Fermo delle fabbriche a rischio!

Non siamo carne da macello, senza sicurezza non si lavora

Nessun licenziamento! Cassa integrazione pari al 100% del salario!

Non un centesimo in meno dell’8% dell’aumento salariale previsto in piattaforma!

Basta con le “flessibilità” concesse negli ultimi contratti!

Totale parità normativa, salariale, di orari, etc., tra lavoratori diretti e lavoratori degli appalti! L’azienda committente deve essere ritenuta responsabile per tutto ciò che avviene negli appalti in materia di condizioni di lavoro e sicurezza

Nazionalizzazione delle aziende che chiudono, a iniziare dalla Whirpool!

Raccogliamo l’esempio di lotta dei facchini e dei driver della logistica che hanno ottenuto in questi anni importanti miglioramenti grazie a dure lotte e alla loro auto-organizzazione con i sindacati classisti e combattivi.

Unire le forze di tutte le categorie in scadenza di contratto per in un solo fronte di classe!

Rilanciamo con forza la lotta per la riduzione drastica e generalizzata dell'orario di lavoro a parità di salario; imponiamo una patrimoniale del 10% sul 10% più ricco della popolazione!

I bisogni, le necessità, le aspirazioni di riscossa dei lavoratori sono comuni, e comune dev’essere la nostra risposta di lotta a questo padronato assetato di profitti e di sangue, al governo Conte-bis che, con abilità manovriera, non fa altro che assecondarlo, a ogni governo dei padroni

 

Per informazioni 338.7708110

Patto d’azione anticapitalista- per un fronte unico di classe

mercoledì 14 ottobre 2020

INVITO A PARTECIPARE: Dopo l’assemblea di Bologna di 500 lavoratrici e dei lavoratori combattivi del 27 settembre...

 Dopo l’assemblea di Bologna di 500 lavoratrici e dei lavoratori combattivi del 27 settembre

Informazione di chi ha partecipato direttamente e sulle decisioni prese dall’ ASSEMBLEA di circa 500 LAVORATRICI E LAVORATORI che hanno portato la voce delle lotte più combattive che si stanno sviluppando in tutto il paese, dal nord al sud in un clima caratterizzato da denuncia, spirito unitario e volontà di lotta nei vari territori costruendo mobilitazione nazionale contro padroni e governo che apra di fatto il “nostro” autunno caldo.

Verso la giornata di lotta nazionale per il 24 ottobre, come nuova tappa di un percorso volto a rafforzare, partendo dalle lotte reali, il ruolo del Patto d’azione per il fronte unico di classe anticapitalista contro padroni, governo, Stato borghese e Capitale

GIOVEDI 15 OTTOBRE alle ORE 15,30

Presso la sede dello Slai cobas per il sindacato di classe 

Via G. del Duca 4 Palermo

Invitiamo tutti a partecipare

 Per info e contatti 3387708110

martedì 18 agosto 2020

domenica 21 giugno 2020

Blutec Torino/Termini Imerese - nuovamente arrestato il padrone messo lì dai governi di questi anni e con sindacati confederali a tenergli bordone

Torino, dalla Lombardini a Blutec: l'avventuroso percorso industriale di Roberto Ginatta

Chi è l'industriale torinese di nuovo agli arresti per l'operazione di Termini Imerese
Roberto Ginatta va di nuovo a sbattere contro il muro della giustizia. Una storia, come quella di Gian Mario Rossignolo,  di pessima managerialità con tante analogie e il denominatore comune di una spregiudicatezza che non fanno onore alla storia dell’industria torinese e piemontese.
Ed è anche un segno dei tempi ovvero l’epilogo di un percorso lungo il quale sono state cercate quelle scorciatoie che nella stragrande maggioranza dei casi portano a un traguardo assai diverso da quello che si voleva raggiungere.
Ginatta è caduto sull’auto e su un vago e pasticciato progetto di vettura elettrica con presunzione di poter usare a suo piacimento il danaro pubblico a Termini Imerese. E' arrivato  al capolinea di un percorso imprenditoriale che sembrava irresistibile prima di diventare avventuroso.
Esplode, ma tenendosi sempre in ricercato sottotono, in quell’universo dell’indotto dell’auto che sembra inesauribile negli anni ruggenti della Fiat. Diventa uno dei nomi di spicco del settore, una vera potenza, una macchina di iniziative e di soldi. Insomma una forza che lo incoraggia a misurarsi a vario titolo in diverse attività e incrociando anche fuori dal Piemonte con imprese come Vagnone e Boeri, Lombardini, Magneti Marelli, Dayco, Rgz.

Tenta con poco successo anche un colpo fuori dal perimetro delle sue competenze quando si fa parte di una cordata per la conquista della prestigiosa casa editrice Einaudi. La  partita finisce a favore della berlusconiana Mondadori che si aggiudica la società di via Biancamano, un’istituzione di Torino. Poi l’attrazione fatale per un’azienda in disarmo come la ex Fiat di Termini Imerese che nel ridimensionamento del gruppo del Lingotto viene sacrificata e deve cercarsi un suo futuro che non è facile nel sottosopra mondiale dell’industria dell’auto. Ma lui, Roberto Ginatta, crede di vedere uno spiraglio per una ripartenza che sembra percorribile forse col retropensiero del ricorso ai finanziamenti pubblici. Mette in piedi per questo Blutec spa,

Inutile dire che l’operazione Termini Imerese è un pessimo libro dei sogni nel quale le poche pagine buone vengono declinate in modo truffaldino e non possono che portare dove appunto hanno portato.
Ma sarebbe una storiaccia condita di errori e furbizie se non fosse stato scritto, come invece è avvenuto, il capitolo della malversazione che risulta tanto inaccettabile quanto odioso se si pensa che esso coinvolge centinaia di lavoratori che già si portano addosso le ferite della loro vicenda di dipendenti Fiat.


Ginatta non ha misurato il  passo o se lo ha fatto ha sbagliato nel pesare, sopravvalutandole, le sue forze e la sua capacità, provando a mettersi in continuità con un mondo che era tramontato senza che lui se ne accorgesse. Si è forse illuso di trovarsi anche sotto il grande ombrello della Fiat e di un indotto auto che in quella forma sembravano inesauribili. Non si è reso conto che era finito il “secolo breve” dell’industria dell’auto made in Italy. Forzando la mano e qualcos’altro, si è convinto di poter tentare una nuova avventura, entrando in un mondo che probabilmente non era alla sua portata. Ed è stata la sua dannazione.
Il resto sarà una storia di  preoccupazione per i lavoratori incolpevoli  e un’altra vicenda di imprenditori torinesi da dimenticare.


CORRIERE DELLA SERA PIEMONTE

mercoledì 6 maggio 2020

In vendita l’ex Fiat di Termini Imerese: così hanno deciso i commissari Blutec

“L'avviso – riporta il Sole 24 Ore del 1° maggio - è stato pubblicato sui principali quotidiani italiani e sul Financial Times e prevede la cessione di tutti i complessi aziendali che fanno capo a Blutec e a Ingegneria Italia (altra azienda del gruppo) in amministrazione straordinaria a partire dal sito di Termini Imerese «attivo - scrivono i commissari - nella trasformazione e riconversione di veicoli, assemblaggio, stampa 3D e lavorazione a freddo di metalli».
È una buona notizia? Vedremo. Certo, gli operai dello stabilimento ex Fiat di Termini Imerese hanno una lunga esperienza di tante trattative, durate pure a lungo, piani organizzativi e di rilancio, di impegni più o meno solenni di politici e sindacalisti, nazionali e locali ecc. ecc., ma soprattutto di tante chiacchiere e niente risultati. E quindi staranno in attesa di vedere le prossime mosse. E, inoltre, questa mossa improvvisa dei commissari potrebbe nascondere proprio il riconoscimento dell’impossibilità del rilancio (che sarebbe “giustificato” anche dall’attuale momento di crisi, che però, visti i “prezzi bassi” potrebbe essere proprio il momento che spinge all’acquisto da parte di qualche grosso padrone industriale o della grande finanza).
Tutto il “pacchetto” Blutec, d'altronde, con i suoi stabilimenti con una produzione diversificata e
tecnologicamente avanzata in Italia e all’estero è abbastanza interessante.

E non dimentichiamo nemmeno che “Su Termini Imerese si gioca anche la carta della presenza di un pacchetto di investimenti pubblici destinati alla riconversione o al rilancio dell'area industriale di cui una parte nell'accordo di programma da oltre 400 milioni firmato nelle scorse settimane dall'assessore regionale alle Attività produttive della Regione siciliana Mimmo Turano e dal ministro per lo Sviluppo economico Stefano Patuanelli.”