lunedì 1 aprile 2024

Ex Fiat di Termini: Ross Pelligra vince la gara per l’affidamento dello stabilimento… ancora una beffa per gli operai?

 

 

Ieri, 25 marzo, c’è stato l’incontro programmato al Ministero
delle Imprese e del Made in Italy sulla vertenza ex Fiat Termini
Imerese (ex Blutec) lunga oltre 12 anni
(dalla definitiva chiusura voluta da Marchionne
il 31 dicembre 2011).

Come si sa, dopo il fallimento della ex Blutec, sono stati fatti diversi
bandi per il rilancio dell’area industriale, tutti andati a vuoto.
Ieri, però, i commissari straordinari hanno trovato nel gruppo
Pelligra Holding Italia S.r.l.
il “soggetto aggiudicatario” dell’ultimo bando. Ross Pelligra è un
padrone italo-australiano, conosciuto già in Sicilia per aver
comprato il Catania calcio. Di che cosa si occupa
la Pelligra holding?
di costruzioni e ristrutturazioni edilizie. Che cosa c’entra
con la produzione industriale? Niente!

Ma questo è sembrato un fatto secondario al ministero:
nella sostanza Pelligra dovrebbe (quando entrerà definitivamente
in possesso dell’area, alla fine della procedura prevista dal bando)
“bonificare e attrezzare l’area per consentire poi l’insediamento nell’area
di attività produttive alcune delle quali saranno direttamente collegate
all’attività portuale” (dal Sole 24 Ore), insomma rimettere in sesto tutti
i vecchi edifici dello stabilimento e farne un “nuovo parco industriale” pronto,
cioè, a sua volta per essere affidato ad altre aziende che dovrebbero
produrre qualcosa…
E i soldi chi li mette? C’è un “Accordo di Programma che vale 105 milioni”
e poi “A disposizione ci sono anche 70 milioni di euro stanziati
dall'ultima Finanziaria del governo Musumeci…”, insomma la Regione
Sicilia che in più, attraverso l’Assessorato al Lavoro,
per le “politiche si passive
che attive” ha a disposizione 30 milioni!

Chiaramente questo progetto è stato condito con paroloni
sulla costruzione dell’Interporto di Termini Imerese “che consentirà
di combinare differenti modi di trasporto (strada, ferrovia, mare)
ed essere baricentro di un’ampia zona di produzione (che)
renderanno l'area nuovamente attiva e attrattiva per nuovi
investimenti produttivi.”

E gli operai? Questo progetto di ristrutturazione edilizia prevede
“l'assunzione di 350 dipendenti, attualmente in cassa integrazione,
con garanzia di impiego per i prossimi 24 mesi.”

350 su 556 per due anni! E dopo? Potrebbero rientrare anche
loro nella “società di scopo” ed essere… accompagnati alla pensione.

Mentre “Per i 180 operai che rimarrebbero fuori dal perimetro delle
assunzioni (altri 40 possono andare in pensione subito) le ipotesi
sono diverse:
la prima riguarda il riconoscimento del lavoro usurante
e su questo il ministro Calderone avrebbe mostrato disponibilità a
d approfondire; la seconda prevede un periodo di altri due anni di Naspi
allo scadere della cig per poi essere accompagnati alla pensione;
la terza prevede la costituzione di una newco di scopo interamente
pubblica che potrebbe assorbire i lavoratori ancora in carico a Blutec.”

Questa riunione “presieduta dai ministri Adolfo Urso e Marina Elvira
Calderone … con il Sottosegretario al Mimit, Fausta Bergamotto,
i Commissari straordinari dell’azienda Giuseppe Glorioso, Fabrizio
Grasso e Andrea Bucarelli, la Regione Siciliana, il Comune di Termini
Imerese, l’Autorità di Sistema Portuale del Mare di Sicilia Occidentale
e i rappresentanti delle organizzazioni sindacali” è servita
sostanzialmente per trovare un modo per risolvere definitivamente
la questione degli operai dell’ex Fiat, mandandoli in pensione
in un modo o nell’altro! E naturalmente può essere considerata un
grande spot pubblicitario in vista delle elezioni europee. E infatti
anche l’attuale presidente della Regione ha voluto dire la sua
salutando il “piano industriale”.

E i sindacati confederali? Ricordano che ci sono ancora 200
dell’indotto
per i quali non si è deciso niente ed esprimono, come sempre,
qualche “perplessità”, vista la “complessità” della questione,
ma nella sostanza sono d’accordo, basti la dichiarazione di quelli
della Fiom-Cgil: “Progetto di reindustrializzazione, pensionamenti
e società di scopo sono tre elementi fondamentali per dare una
soluzione a tutti i lavoratori”.

No, proprio no. Gli operai in cassa integrazione da 12 anni, conditi
da promesse e chiacchiere a non finire sulla “prossima
reindustrializzazione” e perdita di salario, non hanno
avuto nessuna “soluzione” se non quella a perdere…

Comunque, visto che i passaggi previsti per la messa in pratica
di questi accordi si dovrebbero concludere
entro il 4 novembre prossimo,
data della definitiva scadenza di tutti gli ammortizzatori sociali,
gli operai hanno il tempo per analizzare e ragionare sulla
proposta
e prendere le proprie decisioni!

domenica 22 gennaio 2023

Cassa integrazione (inizia il 12° anno!) fino a novembre 2023 e nessuna reindustrializzazione in vista


Il nuovo anno ha portato agli operai della ex Fiat di Termini Imerese altri nove mesi di cassa integrazione.

Il primo gennaio di quest’anno inizia per i 600 operai rimasti della ex Fiat di Termini Imerese il 12° anno di cassa integrazione (rinnovata, in deroga!!! solo fino a novembre 2023). Sono passati, infatti, 11 anni dalla chiusura decisa il 31 dicembre 2011 dall’inventore del fascismo padronale, Marchionne.

Agli operai diretti, che diminuiscono di anno in anno, si aggiungono quelle dell’indotto che sono nella stessa situazione, circa 250 in “mobilità in deroga”.

L’assurdità della cassa integrazione eterna salta agli occhi di chiunque, ma la borghesia, per

convenienza politica, cerca qua e là di ammortizzare i possibili scontri e dimostra che quando vuole passa di deroga in deroga.

Di questo interesse politico alla “vertenza” dà un esempio il “nuovo” assessore alle attività produttive (!) della Regione Siciliana che ha convocato nei giorni scorsi i sindacati Fiom, Fim, Uilm e Ugl, gli stessi che da 12 anni dicono sì a qualsiasi “ipotesi di reindustrializzazione” , compreso quello del delinquente padron Ginatta della Blutec, finito in galera per aver rubato 20 milioni pubblici.

“Da parte mia nessuna promessa o propaganda” esordisce l’assessore, con una scusa non richiesta! perché “La vertenza della Blutec non deve avere colori politici”; per dare corso a queste intenzioni l’assessore, dopo aver ricordato che “c'è bisogno di grande sinergia tra tutti gli attori coinvolti, compresa la politica, per cercare di mettere un punto a una vicenda lunga ed estenuante [sicuramente solo per gli operai e le loro famiglie!, ndr] che prosegue da oltre 10 anni” si è impegnato a “fare il punto della situazione, dei fondi a disposizione e delle offerte sul tavolo”, a chiedere al ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, un tavolo romano e a convocarne un altro alla Regione per il 23 gennaio prossimo.

Mentre sono passati già 6 mesi dall’ultimo annuncio sul rilancio proposto dal Polo Meccatronica Valley (nome pretenzioso per chi probabilmente è in cerca di altri soldi pubblici), i sindacalisti di Fiom, Fim, Uil e Ugl si dicono soddisfatti dell’iniziativa dell’assessore: secondo la Cisl infatti si è trattato di «Un incontro positivo, c'è l'impegno e sembra fattivo da parte della Regione nel volere portare avanti le questioni che riguardano la vertenza».

Ma tra una soddisfazione e l’altra i “fondi” a disposizione diminuiscono, sia quelli per l’eventuale e sempre annunciato rilancio che quelli per agevolare il pensionamento di alcuni operai.

“Resta ancora da risolvere il rinnovo dell'accordo di programma che è scaduto.” Riporta il Giornale di Sicilia del 10 gennaio – “Il precedente prevedeva una dotazione da 150 milioni da parte del governo nazionale un cofinanziamento da 30 milioni da parte della Regione. Secondo alcune voci emerse nel corso della riunione il nuovo accordo prevederebbe una dotazione (nazionale) molto inferiore attestabile sulla trentina di milioni. Con queste cifre ballerine è difficile anche procedere al bando per raccogliere e ufficializzare le manifestazioni di interesse che già sono state avanzate. Sembra confermato l'interessamento del gruppo ucraino che lavora alluminio e che aveva partecipato a un incontro all'incubatore di Invitalia nei mesi scorsi.”

Nell’incertezza generale, come si vede, ciò che “resta” è la cassa integrazione in deroga! E resta la necessità che gli operai (non è mai troppo tardi), stanchi di aspettare ma ancora in numero importante prendano nelle proprie mani la vertenza che, come dice lo stesso assessore, non è più sindacale in senso stretto ma anche politica.

lunedì 11 luglio 2022

Ex Fiat Termini Imerese: C’è una nuova “cordata” di imprese, dall’Ucraina all’Italia, pronta ad acquisire lo stabilimento… ma perché non parte la reindustrializzazione?

 

Qualche settimana fa è stato fatto l’ennesimo tentativo da parte del Polo della Meccatronica, presieduto da Antonello Mineo, di presentare progetti accettabili per l’insediamento nell’area dell’ex stabilimento della Fiat e avviare la sua reindustrializzazione.

“I progetti sono stati inseriti in uno studio di fattibilità” dice il Sole24Ore, “presentato da una cordata industriale formata da due multinazionali (una dell’alluminio con sede in Ucraina e l’altra della meccanica di precisione) e da aziende italiane leader nella componentistica per l’automotive, nella mobilità sostenibile, nella robotica e nella produzione di impianti fotovoltaici di ultima generazione.”

Gli operai dell’ex Fiat, ex Blutec, ancora in cassa integrazione, sono considerati un ostacolo alla riconversione per cui Mineo mette le mani avanti: “Gli investitori – spiega Mineo – hanno dato la propria disponibilità ad assorbire gli ex lavoratori Blutec e quelli dell’indotto.” Ma è chiaro che se

la cosa andasse in porto gli operai devono anch’essi essere riconvertiti. E anche su questo c’è la rassicurazione: “Per l’eventuale reskilling [così, in inglese, chiamano la nuova formazione degli operai] è previsto un piano affidato a Gi Group”.

A detta di tutti ci sono, quindi, le condizioni ottimali: ci sono gli investitori, c’è la ZES - Zona Economica Speciale -, c’è il porto rimesso a nuovo, e c’è la Regione: “Di particolare importanza” dice infatti il quotidiano dei padroni “è la firma dell’Accordo di programmala Regione siciliana, per mano dell’assessore alle Attività produttive Mimmo Turano, ha sin qui fatto la propria parte appostando 90 milioni: il Mise ha previsto 35 milioni invece dei 150 milioni stanziati precedentemente.”

E visto che gli operai dell’ex Fiat, ex Blutec potevano appunto scoraggiare gli investimenti: “La regione siciliana ha anche approvato una norma in Finanziaria che stanzia 30 milioni per consentire la fuoriuscita dal bacino della cassa integrazione di una buona parte degli oltre 600 operai ex Fiat e poi ex Blutec.”

Due sono le proposte considerate più interessanti: la prima è quella di un impianto di alluminio 100% green della ucraina “Shapran Group” Llc e “BrovaryAluminium Plant” Llc. “L’ideatore del progetto, Sergei Shapran, ha studiato il mercato europeo dell’alluminio con il progetto di costruire un impianto di alluminio in Italia con un’area totale di 60.000 mq. Potrebbe trattarsi del primo impianto in Europa a funzionare solo con energia green e potrebbe nascere proprio in Sicilia, a Termini Imerese. La capacità prevista dell’impianto potrebbe essere di 24.000 tonnellate all’anno.”

La seconda proposta è quella del “Gruppo Motion Italia Spa, che opera nel settore dei meccanismi per poltrone e divani, in particolare nella produzione e distribuzione di profili meccanici (meccanismi per seduta e poggiatesta), motori (motori e sistemi di  massaggio) e altre componenti che vengono montate su motori e meccaniche. Il gruppo è pronto a investire 34 milioni e a creare 290 posti di lavoro … il business plan è stato sviluppato prevedendo di entrare in possesso dell’area entro il mese di luglio 2022, partendo con parte della produzione il 1° gennaio 2023. Nello specifico si prevede che nel nuovo sito si facciano delle produzioni esclusivamente meccaniche, mentre la parte elettronica continuerà ad essere prodotta in Cina. L’idea è di iniziare da subito a produrre nel capannone di Termini Imerese la fase finale della produzione. Con la conclusione della costruzione del nuovo capannone entro la primavera 2023, si potranno posizionare le macchine per la stampa dei prodotti e per la produzione dei tubi: questa parte della produzione partirà a ottobre 2023.”

E poi ci sarebbero un paio di altri progetti: quello della Comal che “sta valutando la possibilità di avviare una linea di assemblaggio di pannelli fotovoltaici ad alto rendimento.” E quello della “Raybotic, gruppo dell’Orto Spa, Energica Motor Company Spa e Reinova” che “hanno previsto un investimento da 10 milioni di euro e la creazione di 30 posti per la realizzazione di uno scooter ‘auto sanificante’”.

Infine, per quanto riguarda gli operai che dovessero essere riassorbiti, c’è appunto “La Gi Group Spa, la più grande multinazionale del lavoro in Italia e partner del Distretto Meccatronica Sicilia” che “si occuperà invece del progetto di riqualificazione dello stabilimento ex Fiat. Si prevede un ‘restyling’ del personale, con un piano per la formazione per le figure da assumere.”

Cosa manca dunque? Il “bando”, dicono i commissari. Cioè quella che potremmo definire la parte burocratica: “Manca il bando per la manifestazione di interesse al quale le aziende potranno partecipare e che deve essere emanato dal Ministero dello sviluppo economico su input dei commissari” dice il GdS del 24 giugno: «Stiamo lavorando costantemente con la Regione e con i sindacati con cui abbiamo un costante scambio di informazioni», ha spiegato Giuseppe Glorioso, uno dei commissari, «sono fiducioso su questo aspetto perché ritengo che si stanno incastrando una serie di elementi che stanno rendendo l’area appetibile per gli investitori». Certo che diventa appetibile! Oltre 100 milioni a disposizione, la possibilità di non pagare le tasse, problema risolto con infrastrutture e operai!

Ma, a quanto pare, gli stessi commissari “fiduciosi” hanno anche tanti dubbi, vista l’esperienza di gruppi che prendono i soldi pubblici e scappano: «Speriamo che i progetti possano rispondere al bando che siamo pronti ad attivare non appena vedremo qualche aspetto più concreto», ha aggiunto il collega Fabrizio Grasso, «l’incontro è positivo ma ci sono una serie di attività da formalizzare sotto il controllo di tribunale e ministero dello sviluppo … Tutto partirà da un nostro bando e noi siamo disponibili in tempi rapidissimi a richiedere una nuova autorizzazione al Ministero perché venga espletata una nuova procedura».

Per quanto riguarda la “ricerca degli investitori”, la “cessione degli stabilimenti” ad un prezzo più o meno concordato, l’intervento del Ministero e degli enti locali, i problemi legati agli operai in cassa integrazione spesso da anni o da licenziare… la “vertenza” ex Fiat, ex Blutec di Termini Imerese ha tanti aspetti in comune con tante altre nel nostro paese, dalla Gkn di Firenze, allo stabilimento Tessitura di Mottola per citarne solo alcune. È questo insieme di condizioni che mette oggettivamente in comune la necessità della lotta delle centinaia di operaie e operai coinvolti.

(dal blog proletari comunisti)

domenica 22 maggio 2022

Operai ex Fiat Termini Imerese: 11 anni dopo si chiude definitivamente la vertenza?

dal blog: proletaricomunisti.blogspot.it 



Alla fine, dopo 11 anni di cassa integrazione e promesse infinite di “reindustrializzazione” e “nuova occupazione”, politici e sindacalisti (Regione Siciliana e Cgil-Cis-Uil) hanno trovato il modo di chiudere definitivamente la vertenza liberandosi degli operai.

Nella legge finanziaria approvata un paio di giorni fa, infatti, hanno inserito un articolo che vale 30 milioni di euro, fondi dell’Unione Europea! che “prevede un percorso di uscita per la maggioranza dei 584 lavoratori in cassa integrazione dal 2011” (Gds 15/5)

Questa “mossa” servirebbe, a detta del giornalista, “per rendere più agevole la cessione delle aree dell’ex stabilimento.”

Così la racconta l’assessore regionale, ringraziando “la sensibilità di tutte le forze politiche”: “… il Parlamento siciliano ha varato una norma con cui di fatto agevoliamo centinaia di lavoratori a sganciarsi dalla cassa integrazione approdando alla pensione ottenendo così una rilevante riduzione dei numeri dei lavoratori rimasti nel bacino ex Blutec – commenta Turano – adesso abbiamo tutte le carte in regola per attrarre nuovi investimenti”.

Questa è una scusa perché già lo stabilimento dalla ex Fiat alla Blutec fu regalato per 1 euro! la verità è che il “problema” sono gli operai legati allo stabilimento e dei quali ci si vuole liberare. E per quanto riguarda gli “investimenti” siamo sempre al tentativo di fregarsi soldi pubblici.

Allo stabilimento sarebbero interessati, infatti, ma come abbiamo sentito infinite volte in questi anni, “tanti gruppi: per le agevolazioni prevista dalle Zes (e dalle Superzes regionali), e per un mutato contesto geopolitico che mette la Sicilia al centro di alcuni notevoli investimenti”.

Questa volta si parla di investimenti “energetici”… e siamo di nuovo alla speculazione sui fondi pubblici in maniera ancora più spregiudicata, perché non bastavano le Zone Economiche Speciali che prevedono incentivi e riduzione di tasse per i padroni, ma addirittura ora si sono inventati le SuperZes a regime fiscale ulteriormente agevolato.

Nei prossimi giorni viene annunciato un incontro al Mise per completare l’iter, e visto che siamo in campagna elettorale “La Sicilia rilancia con i 90 milioni messi a disposizione per il rilancio dell’area.”

90 milioni che prima erano 240, poi scesi a 180 ecc. ecc. mai visti realmente in funzione (anzi gli unici che hanno “funzionato” sono i 16 milioni che si è fregato Ginatta l’ex padrone della Blutec!) con il beneplacito dei sindacalisti che continuano a blaterare di “rilancio dell’area industriale”, reindustrializzazione del sito e della necessità di risorse che servono per “riqualificare il polo industriale”.

Sarebbe bene che nei prossimi giorni anche i circa 1000 operai, tra ex Fiat e indotto, si esprimessero su tutti i punti di queste decisioni, per non dover subire l’ennesima fregatura, tenendo sempre presente che senza la pressione degli operai in questi anni non saremmo nemmeno a questo “accordo”, mentre è chiaro che senza l’aggancio agli operai tutta l’area di Termini Imerese perderà ulteriormente di importanza come area industriale.

mercoledì 15 settembre 2021

La Fincantieri apre a Termini Imerese il polo nel settore navalmeccanico? Era ora... ma ora dobbiamo lottare per una soluzione che comporti la riapertura dello stabilmento e il lavoro per tutti

“L’ipotesi è stata attentamente vagliata e analizzata nelle scorse settimane e resta ancora sui tavoli della politica per sciogliere alcuni nodi tecnici che sarebbero da ostacolo affinché l’azienda possa proporre e sviluppare un progetto per il rilancio dell’area industriale del palermitano che da dieci anni, da quando cioè Fiat ha deciso di chiedere lo stabilimento, aspetta un soggetto industriale forte per ripartire.” dice il quotidiano di Confindustria, il Sole24Ore del 2 settembre.

Questa  proposta è da considerare l’unica seria in oltre dieci anni di tentativi tutti falliti (dalla “Sunny Car”, alla DR Motor Company, alla Blutec… solo per rimanere alle aziende che si occupano di produzione di auto) compreso le ultime “manifestazioni di interesse” che hanno risposto al bando che era stato pubblicato a maggio dal Ministero e che non sono state nemmeno accolte e che non si occupavano affatto di costruzione di auto, comunque incapaci di creare molti posti di lavoro e quindi di riassorbire anche gli operai ex Fiat.

Oltre dieci anni di attesa in cui gli operai hanno dovuto percepire la cassa integrazione, che, come si sa, è molto meno del salario (e per la quale, alla scadenza, ogni volta hanno dovuto protestare pubblicamente), mentre la gestione assolutamente scellerata dei vari amministratori, compreso Invitalia, non ha permesso nessun rilancio anzi alla fine una parte dei soldi pubblici sono stati rubati dal padrone della Blutec, Ginatta.

Dieci anni in cui politici e sindacalisti alla ricerca di facili consensi si sono alternati sul palco delle promesse mai mantenute, mentre nel frattempo si è impoverito ancora di più il settore industriale già di per sé molto debole in tutta la regione. E questo non fa bene al proletariato e alla classe operaia che nella fabbrica ha il suo punto di forza. Su questo, per parafrasare Marx potremmo dire che siamo tormentati non solo dallo sviluppo della produzione capitalistica, ma anche dalla mancanza di questo sviluppo… perché la presenza di una classe operaia numerosa, se da un lato accresce il capitale dall’altro è il presupposto per l’organizzazione di una più forte lotta di classe.

L’intervento del solido colosso pubblico internazionale della costruzione navale, Fincantieri, che implica l’attivazione di un enorme e variegato settore industriale, è certamente una ottima occasione, quindi, per il rilancio dell’industrializzazione dell’area e di conseguenza per il reimpiego degli operai sia diretti che dell’indotto.

E non ci possono essere obiezioni, perché niente effettivamente impedisce la realizzazione del progetto, visto l’enorme “portafoglio ordini”, cioè la quantità di navi già richieste (ad oggi 18 nuove navi da costruire!)… proprio per questo, per permettere la riuscita di questo progetto è interesse degli operai contribuire a togliere di mezzo ogni tipo di “ostacoli” e passare ai fatti!

a cura dello slai cobas per il sindacato di classe - Palermo 

lunedì 13 settembre 2021

Ex Fiat Termini Imerese: altri due anni di cassa integrazione per gli operai, bocciate le proposte di industrializzazione e messa in vendita dello stabilimento - solo la lotta degli operai in forme nuove e autorganizzata dal basso- vedi GKN - può cambiare le cose

 

 La tanto attesa riunione di ieri al Ministero dello Sviluppo economico, retto attualmente dal leghista Giorgetti, aveva all’ordine del giorno due punti essenzialmente

1.      l’esame del piano di rilancio di Blutec presentato dai tre commissari (Filippo Bucarelli, Giuseppe Glorioso e Fabrizio Grasso) che rappresentano il Gruppo (il cui padrone è attualmente agli arresti domiciliari per diversi reati e aver rubato 16 milioni dei 21 concessi dalla Regione) e

2.      l’esame delle proposte pervenute al Mise dopo la pubblicazione dell’avviso per la manifestazione di

interesse per l’area di Termini pubblicato a metà maggio

Il “piano di rilancio” della Blutec è stato rigettato e il Ministero ha dato incarico ai commissari di presentarne un altro entro il 30 settembre, data di scadenza della cassa integrazione, in modo da poterne concedere ancora (si parla di altri due anni!) e dare spazio ad una nuova procedura.

Questo nuovo “piano”, da preparare entro 60 giorni, deve prevedere, secondo il Mise, la vendita della Blutec con tutti gli stabilimenti. Tutto questo “processo” durerebbe almeno due anni durante i quali sarebbe appunto garantita la cassa integrazione ai circa 600 operai ex Fiat che diventano circa mille con l’indotto.

Bocciate anche le otto proposte che erano arrivate dopo l’emissione del bando per l’industrializzazione dell’area! Dovevano essere davvero non credibili e probabilmente miravano soltanto ai soldi pubblici!

Una delle tante altre assurdità è stata la vendita simbolica alla Blutec dello stabilimento ex Fiat di Termini Imerese da parte di Invitalia, l’Agenzia nazionale per l'attrazione degli investimenti e lo sviluppo d'impresa S.p.A., (agenzia governativa italiana costituita come società per azioni e partecipata al 100% dal Ministero dell'economia e delle finanze.) e adesso si deve aspettare che i commissari Blutec “vendano” lo stabilimento per poter procedere nelle procedure!

La realtà è che i fondi pubblici sono all’origine stessa della costruzione della fabbrica a Termini Imerese negli anni ’70, e non hanno mai smesso di essere versati nelle casse, prima della ex Fiat e poi alla Blutec, e si vede che fine hanno fatto! Soldi pubblici, profitti privati… e operai in cassa integrazione per anni!

lunedì 9 agosto 2021

Ex Fiat Termini Imerese: si rilancia o si chiude definitivamente? Il Mise analizza i progetti mentre c’è chi pensa a chiudere e basta… e per gli operai la cassa integrazione scade a settembre

 


Da un articolo del Sole 24 Ore del 5 agosto si viene a sapere che il Ministero per lo Sviluppo economico stia finalmente analizzando i progetti presentati da un consorzio di imprese (che nell’attesa ha anche pensato di prendere in considerazione l’area industriale di Taranto):

“Fa un passo avanti l’iter che dovrebbe portare alla riconversione industriale dell’area di Termini Imerese in provincia di Palermo. Ieri (4 agosto, ndr) si apprende da fonti del ministero dello Sviluppo economico, si è riunito il Comitato di sorveglianza del Mise sulla vicenda Blutec, l’azienda in amministrazione giudiziaria cui fa capo l’ex stabilimento Fiat del palermitano, ed entro oggi (5 agosto, ndr) trasmetterà il parere alla direzione competente del ministero. ‘Riteniamo che il parere consenta di superare in tempi rapidi l’impasse’ spiegano ancora dal Mise. Insomma, l’analisti delle 8 proposte candidate alla riconversione e il relativo parere sembrano andare nella direzione di una prima risposta alle attese intento del territorio e poi degli ex operai fiat in cassa integrazione da anni che hanno intanto avuto un’ulteriore proroga fino al 30 settembre.”

A quanto pare, comunque, ai primi di settembre ci dovrebbe essere una convocazione al Mise.

Ma nel frattempo, sempre secondo il quotidiano dei padroni, c’è chi pensa di chiudere definitivamente la vertenza:

“Certo è che il tempo gioca a sfavore soprattutto in un momento in cui nell’area di Termini Imerese cresce la sfiducia. Da qualche tempo si fa avanti la proposta di azzerare completamente l’area industriale e c’è il timore da più parti che i ritardi sul fronte Blutec possano esser utilizzati per azzerare tutto, compreso il progetto del porto commerciale e turistico i cui lavori sono di competenza dell’Autorità portuale della Sicilia occidentale guidata da Pasqualino Monti. Una questione affrontata ieri nel corso del consiglio comunale chiesto dai sindacati.”

Il tempo in effetti ha giocato sempre a sfavore degli operai e, quindi, in questo senso c’è solo il tempo di rimettere in campo una lotta, che gli operai devono prendere nelle proprie mani, per dare una svolta decisiva a questa lunghissima vertenza!

lunedì 26 luglio 2021

Operai ex Fiat Termini Imerese, ancora tra cassa integrazione e promesse di rilancio: è il turno dello scooter elettrico…

È il turno dello scooter elettrico “E-taly” che se tutto andasse bene dovrebbe iniziare la produzione nel 2023 e darebbe lavoro a… 20 lavoratori.

A settembre, dopo 11 anni, scade l’ennesimo periodo di cassa integrazione per i circa 600 operai della ex Fiat di Termini Imerese e dell’ex Blutec…e del famoso e tanto sbandierato “piano di rilancio” non c’è ancora niente, mentre qualche idea che alla fin fine potrebbe essere praticabile come la produzione di veicoli elettrici non è una vera soluzione per quanto riguarda l’occupazione, nelle forme in cui viene proposta.

Al Ministero dello Sviluppo Economico, sempre chiamato in causa, hanno le idee confuse, molto confuse, e, come si vede in ogni “vertenza” pendono dalle labbra dei padroni delle fabbriche dai quali sperano in qualche illuminazione, mentre quelli si inventano di tutto per strappare quanti più incentivi pubblici possibili (e per i progetti più rischiosi mandano avanti le “start up).

L’altro lato del problema sono sempre gli operai, ormai pieni di decenni di esperienza, che devono decidere di prendere nelle proprie mani lo “sviluppo” di una lotta seria.

***

Per Termini Imerese si candida l’e-scooter

Si chiama E-taly ed è uno scooter anzi un e-scooter autosanificante. Ma uno scooter molto particolare perché figlio del designer di Italdesign e dunque della grande tradizione di Giugiaro. E poi perché pensato con un know-how tecnologico all’avanguardia. Intanto, è un progetto candidato concretamente a recuperare e rilanciare almeno una parte dell’ampia

zona industriale di Termini Imerese in provincia di Palermo su cui ancora si discute di rilancio e si è in attesa di conoscere il destino dell’area che fu di Fiat e in ultimo di Blutec.

Proprio in uno degli stabilimenti dell’area ex Fiat, nell’impianto che fu di Magneti Marelli, la Raybotics, start up nata dall’intuizione di Fabio Greco e Enzo Catenacci, vuole insediare la produzione di questo scooter. Che diventerebbe, in qualche modo, nei pensieri del Distretto della meccatronica guidato da Antonello Mine, il simbolo della rinascita di un’area e di un territorio. L’iniziativa, che è stata candidata con la partecipazione all’ultimo avviso per l’affidamento degli impianti pubblicato dai commissari Blutec, si inserisce nell’ambito dell’ecosistema bridge legato al recupero dell’archeologia industriale. “Un bridge nord-sud che parte dall’ex Olivetti di Ivrea fino ad arrivare all’area in cui era presente l’ex Fiat di Termini Imerese – spiegano dall’azienda -. La produzione più automatizzata al mondo per uno scooter quotidianamente “unico” grazie alle innumerevoli personalizzazioni che l’utente finale potrà apportare sostituendo semplicemente delle parti di scocca del veicolo, auto sanificante per uno sharing sicuro, totalmente riciclabile e ricaricabile attraverso un innovativo sistema scooter to scooter, rete domestica o semplicemente attraverso swapping system dotati di scatola nera ed in grado di inviare richiesta di aiuto in caso di incidente”. Il concept dell’e-scooter dovrebbe essere pronto entro settembre per arrivare poi entro febbraio dell’anno prossimo alla definizione del prototipo la cui validazione (e test drive) dovrebbe essere completata entro settembre del 2022 con successiva presentazione al pubblico tra ottobre e novembre. In concreto la produzione dovrebbe essere avviata nel 2023: previsto un investimento complessivo di cinque milioni e l’assunzione in prima battuta di una ventina di persone. “Un progetto – spiega Minea – che fa il paio con l’avvio dell’incubatore e l’insediamento nell’area industriale di Termini Imerese di aziende innovative, tra cui la stessa Raybotics. Di fatto comincia a delinearsi la vocazione innovativa di quest’area che può trovare nei nuovi prodotti una base di rilancio concreta tanto da dare al territorio alcune risposte che aspetta da anni”.

Il Sole 24 Ore 23 luglio ’21

mercoledì 14 luglio 2021

Gli operai ex Fiat di Termini Imerese di nuovo in protesta davanti la sede della Regione

 PALERMO, I LAVORATORI DELLA BLUTEC TORNANO IN PIAZZA: SIT IN DI PROTESTA ALLA REGIONE

La decennale cassa integrazione prorogata fino a settembre non può tenere tranquilli gli operai ex Fiat di Termini Imerese che oggi ridiscendono in piazza con un sit in davanti la presidenza della Regione Sicilia “governata” da Musumeci.

“…chiedono un incontro con il ministero dello sviluppo economico” dice il Giornale di Sicilia di oggi perché non si sa ancora niente delle proposte che sarebbero arrivate come risposta al bando per la re-industrializzazione dell’area, né si conosce il numero degli operai che potrebbero essere impiegati, se davvero questo progetto piuttosto fumoso dovesse partire.

Mentre altri operai, 54 ex Bienne Sud, ex indotto Fiat, hanno già protestato ieri a Termini Imerese per il rinnovo della mobilità in deroga che doveva passare con un emendamento che non è invece passato, gli operai in sit in oggi purtroppo ancora “sperano” che la “Regione faccia la sua parte” perché “ci sono da collocare 600 lavoratori della ex Fiat più 400 dell’indotto: 1000 famiglie che da 10 anni attendono risposte”.

“Ora il panorama quindi appare critico, perché a settembre scadrà l’ammortizzatore sociale – continua il quotidiano -: “È un dramma nel dramma, perché scadendo a fine settembre la cassa integrazione rischiamo il licenziamento. Rischiare il licenziamento a una certa età diventa complicato”, dice un ex operaio.

Così facendo “diventa complicato” tutto! Gli operai non possono continuare a “sperare” nelle istituzioni o nelle eterne promesse di politici interessati: ci vuole per forza un salto di qualità nel tipo di lotta…

venerdì 25 giugno 2021

A Termini imerese il governo con Invitalia si inventa un nuovo corso che non porta da nessuna parte

Termini imerese al nuovo corso, parte l’incubatore delle start up

La firma è prevista oggi ed è un primo passo avanti. Gli altri arriveranno. Almeno questi sono i programmi del distretto della Meccatronica siciliana che conta su quasi 150 aziende aderenti ed è guidato da Antonello Mineo: è il Distretto che l’anno scorso aveva avanzato la candidatura per produrre dispositivi anti Covid nell’area industriale di Termini Imerese e che ora si insedia in partnership con altre imprese in quell’area industriale nell’incubatore costruito da Invitalia grazie una concessione quinquennale.

Una struttura, quella dell’incubatore di Termini Imerese, completata nel 2015, costata 3,1 milioni e fin qui rimasta inutilizzata: può contare su una superficie coperta 3.260 metri quadrati, con 12 laboratori, uffici amministrativi e di rappresentanza, spazi comuni ed aule formative e può ospitare fino a 26 start up. Di fatto oggi, con la presentazione che avverrà nel pomeriggio a Palazzo d’Orleans sede della presidenza della Regione siciliana, si mette la prima pietra per la creazione di un polo dell’innovazione all’interno dell’area industriale del palermitano anche grazie al coinvolgimento di una trentina di aziende tra start up e imprese consolidate provenienti da diverse regioni italiane. All’evento prenderanno parte il presidente della Regione Nello Musumeci, i componenti della giunta regionale, il responsabile per Invitalia dell’incubatore Gabriele Visco oltre ovviamente ai rappresentanti delle imprese.

Veicolo della gestione e lo sviluppo dell’incubatore è il Polo Meccatronica Valley, una rete di imprese costituita da 31 aziende, di cui 12 start up tra cui anche cinque aziende provenienti da Lombardia, Toscana, e Trentino Alto Adige. L’idea è anche quella di utilizzare i fondi in arrivo con i Pnrr per l ‘avvio di nuove imprese ma anche per progetti di sviluppo di imprese esistenti, formazione, ricerca: “L’attuazione delle linee programmatiche del Pnrr avrà importanti ricadute occupazionali a favore dei giovani grazie allo sviluppo di nuovi settori, nuove figure professionali e nuove opportunità di lavoro – dice Mineo, ora anche presidente del Polo Meccatronica Valley-. Servono grande progettualità e grandi investimenti per indirizzare le filiere strategiche che devono essere reingegnerizzate e riassemblate per una attuazione efficace e competitiva del Pnrr. Bisogna inoltre ridurre i divari territoriali e liberare il potenziale inespresso di sviluppo del Mezzogiorno”.

Intanto si parte e i progetti in campo puntano tra le altre cose su smart mobility, Smart grid, energie rinnovabili. Tra i progetti lo sviluppo e industrializzazione dello scooter elettrico a carica rapida E-Taly: si tratta di uno scooter elettrico progettato da Raybotics, una startup “che utilizza la robotica per sconfiggere i virus” si legge sul loro sito e propone una tecnologia che igienizza le superfici senza la chimica. Non è escluso che lo scooter possa essere prodotto in futuro a Termini Imerese. Il Polo Meccatronica Valley di Termini Imerese ha avviato una collaborazione molto simbolica perché lega la Fiat di Termini all’Olivetti di Ivrea con l’Human digital hub Ico Valley di Ivrea ideato e presieduto dall’imprenditrice e senatrice di Forza Italia Virginia Tiraboschi “per la condivisione delle reti di relazioni e realizzazione di progetti congiunti nei settori digitale, tecnologie emergenti, robotica, laboratori per test”. Tra le collaborazioni avviate anche quella con Gi Group, agenzia per il lavoro tra i leader nel settore. “Finalmente – dice Alessandro Albanese, presidente di Confindustria Sicilia - dopo 15 anni, si sta sbloccando una vicenda che ha avuto dell’incredibile. Adesso, grazie all’impegno del governo regionale e alla caparbietà del distretto della Meccatronica, si sta rilanciando un’area con una grande vocazione industriale”.

Il Sole 24 Ore 23 giugno ’21

giovedì 20 maggio 2021

Primi fermenti operai negli stabilimenti Stellantis - un appuntamento nazionale telematico sabato

 Gli operai Fca degli stabilimenti italiani si ritrovano in videoconferenza: appuntamento il 22/5

Invitiamo gli operai ex Fiat (ex Blutec) a partecipare, per informazioni 3387708110



venerdì 30 aprile 2021

Verso il Primo Maggio in piazza anche a Palermo - PIAZZA VERDI (TEATRO MASSIMO) ORE 10

 L’emergenza pandemica che imperversa da più di un anno approfondisce drammaticamente la crisi del sistema capitalista accentuando le disparità sociali e di classe. La borghesia, finché governerà, tutelerà sempre e solo se stessa e i propri interessi.

470.000 lavoratrici e lavoratori, nonostante l'attuale blocco dei licenziamenti (che Confindustria spinge per rimuovere), hanno perso il posto di lavoro solamente nei primi 9 mesi del 2020. Le donne e i migranti, sotto la minaccia di revoca del permesso di soggiorno (attraverso politiche razziste), sono tra le categorie maggiormente penalizzate; aumenta a dismisura la precarietà e la disoccupazione.
Di contro, le giuste e legittime lotte in difesa del lavoro, dei diritti basilari (sociali, politici…) vengono represse dai governi borghesi.

Settori combattivi della classe lavoratrice, benché ancora in circoscritti settori, ha continuato a resistere e a lottare. Su tutto il territorio nazionale si sono svolte molteplici mobilitazioni di lavoratrici e lavoratori di differenti categorie, operai, precari, disoccupati e migranti, ribadendo che se si può lavorare e venire sfruttati giorno e notte, si può e si deve esercitare anche il diritto di lottare contro le angherie padronali che in pandemia non diminuiscono, ma si moltiplicano. In questa prospettiva, ci colleghiamo alle lotte del proletariato tutto che si sviluppano sul piano internazionale.

Anche a Palermo ci si vuole riappropriare del Primo Maggio, la giornata internazionale dei lavoratori, come una grande giornata che è insieme di memoria storica, di confronto e di lotta, rivendicandone le radici rivoluzionarie e internazionaliste.

LAVORAT* E DISOCCUPAT* PER UN PRIMO MAGGIO A PALERMO

martedì 27 aprile 2021

Operai ex Fiat Termini Imerese: cassa integrazione in scadenza e nessun “recovery plan” per la reindustrializzazione

 Per i circa 900 operai dell’ex Fiat di Termini Imerese, ex Blutec, tra “aziendali” e indotto, oramai in cassa integrazione da dieci anni, non è utile aspettare! Ogni giorno che passa senza una mobilitazione forte e con una direzione chiara, lontana dalla passività complice dei governi dei sindacati confederali, complica di fatto la soluzione di un possibile ritorno al lavoro nello stabilimento.

Dall’ultimo incontro, promesso da tempo, richiesto dai sindacati confederali e organizzato dalla viceministra Todde, secondo quanto riporta la Repubblica Palermo di oggi, infatti non è venuto fuori niente di positivo, anzi! Il giornalista dice che l’incontro si è concluso con una “fumata nerissima” perché: “la scatola della ‘newco’, la nuova compagnia pubblica che dovrebbe rilevare lo stabilimento (sott. nostra), sulla carta è pronta, ma è un contenitore vuoto, o almeno dai contenuti troppo fumosi, e così l’incontro convocato dalla viceministra con sindacati, Invitalia, Comune di Termini Imerese e Regione si è concluso con un rinvio all’11 maggio, quando le carte dovranno essere scoperte.”

Ma le carte non sono per niente buone, perché a quanto pare sono apparsi fumosi pure i “programmi industriali” di rilancio e “continuità aziendale” dei commissari della Blutec che, se approvati, possono permettere nell’immediato la concessione di altra cassa integrazione, visto la scadenza prossima di quella in corso.

Tutto ciò conferma che l’interesse per una “soluzione” della vicenda non esiste: il Ministero dello Sviluppo Economico passa da una riunione all’altra senza concretizzare nulla, aggiungendo solo pezze alla pezze, e non sembra, fino a questo momento che nel Recovery Plan presentato ieri da Draghi (di cui non si conosce quasi nulla tranne che le cifre) ci sia traccia, in netto contrasto, tra l’altro, con l’idea di “rilancio”!

Né interesse c’è tantomeno da parte della Regione Siciliana che era stata chiamata a partecipare all’incontro, ma al quale Musumeci non si è presentato, perché, probabilmente in questo momento non riesce a trarne vantaggi elettorali.

È nel campo degli operai che ancora una volta, dunque, cade la palla: sono gli operai che, facendo tesoro della lunga esperienza, respirando l’aria dell’imminente Primo maggio rosso, proletario e internazionalista, devono saper giocare questa partita nel proprio interesse di classe.

lunedì 26 aprile 2021

25 APRILE - GLI SCIOPERI OPERAI FATTORE FONDAMENTALE PER LA VITTORIA DELLA RESISTENZA

 il 25 aprile di proletari comunisti - una approfondita assemblea di 4 ore su PCI e Resistenza al servizio della costruzione del partito e della 'nuova resistenza'

comunicato

 Il lavoro in corso sul Centenario del PCI ha avuto ieri un salto di qualità misurandosi con il ruolo del PCI prima e durante la Resistenza 

Particolarmente approfondito l'esame dell'azione del Partito negli anni della clandestinità, dal 26 al 43 - gli scioperi operai e  dei lavoratori durante il fascismo e il ruolo degli scioperi nella Resistenza dal 43 con il loro intreccio con la lotta partigiana.

Alcuni interventi hanno avviato l'esame della lotta partigiana propriamente detta e il ruolo delle donne in essa

Le conclusioni hanno tracciato l'agenda e il percorso del nuovo appuntamento

-la guerra partigiana lezioni attuali

-la Resistenza come fusione di 3 guerre che ne fanno la esperienza più avanzata e embrione di guerra di popolo di lunga durata in un paese imperialista - i tre strumenti Partito/Fronte Unito/Esercito popolare, le tre fasi difensiva strategica/equilibrio strategico/offensiva strategica

L'appuntamento è fissato per il 28 maggio 2021 e sarà ancora telematico

proletari comunisti

25 aprile 2021

la registrazione dell'assemblea è disponibile per i compagni che vogliano lavorare con noi in questo ciclo 

un nuovo quaderno de 'la Nuova Bandiera' su questa parte del dibattito uscirà in giugno.



domenica 21 marzo 2021

Operai ex Fiat Termini Imerese di nuovo in campo, non è mai troppo tardi…

             

                      

Gli operai ex Fiat di Termini Imerese sono tornati in questi giorni a riprendersi la piazza, e per certi versi anche l’attenzione dei giornali… e non è mai troppo tardi, pensiamo, per riprendersi anche la lotta nelle proprie mani!

Da 10 anni, infatti, gli operai sono stati trascinati - e si sono fatti trascinare - dai sindacalisti Fim Fiom Uilm in lungo corteo funebre che ha portato prima alla chiusura dello stabilimento per mano di Marchionne e poi ad una lunga attesa, infarcita di “cassa integrazione perenne”, della reindustrializzazione dell’area.

I sindacalisti, che sono diventati in questi 40 anni strumenti totalmente nelle mani dei padroni per far passare ogni peggioramento delle condizioni delle operaie e degli operai,  firmando contratti e “patti” sempre a perdere, continuano a fare il loro sporco mestiere: più puntuali di un orologio svizzero, nell’imminenza della scadenza della CIG, o del mancato pagamento di qualche mensilità, quando rischia di traballare anche la loro poltroncina, chiamano alla mobilitazione gli operai prima con una assemblea, poi con la finta occupazione del Comune di Termini Imerese, poi con la tenda davanti lo stabilimento e un passaggio davanti la presidenza della Regione, minacciando ulteriori terribili iniziative come il… pellegrinaggio a Roma, al Ministero dello Sviluppo Economico, se non arrivano risposte.

La cassa integrazione, infatti, scadrà a giugno, ma “Molto dipende dal destino del programma presentato dagli amministratori straordinari Blutec al ministero. Un’eventuale via libera potrebbe consentire di destinare il mega stabilimento spostando gli operai su una NewCo e consentirebbe agli operai (poco più di 600) di avere la Cig fino a ottobre”, mentre “Un’eventuale bocciatura porterebbe alla liquidazione e dunque alla vendita all’asta dell’asset Blutec e a giugno la fine della Cig per gli operai.” (Il Sole24Ore 20 marzo). Nell’un caso e nell’altro il destino degli operai resta sempre incerto!

Questi sindacalisti, questa orda di piccola borghesia incistata dentro la classe operaia, è affiancata di volta in volta dai politici sempre pronti ed affamati di voti e pubblicità gratuita come Musumeci e Orlando, che scrivono “lettere al ministero” con una mano mentre con l’altra, in questo caso proprio Musumeci, fa sparire, anche lui, come l’avventuriero padron Ginatta della Blutec, i soldi pubblici: insomma non ci sono più i 250 milioni che per anni sono stati accantonati per la reindustrializzazione! Gli ultimi 90 milioni che erano rimasti sembra siano stati destinati ad “attrarre” investimenti in tutta l’area, nel raggio di 50 chilometri.


Le risposte attese dagli operai quindi non arrivano, perché i sindacalisti ripetono da anni lo stesso copione: stendono di volta in volta tappeti rossi alle promesse dei vari politici di turno “sette governi e otto ministri dello Sviluppo Economico” ha il coraggio di ammettere Mastrosimone della Fiom (il suo servilismo nei confronti di Renzi e Di Maio è stato vomitevole, solo per citare due di questi episodi), lasciando di fatto nelle loro mani il destino dello stabilimento e degli operai, per poi lamentarsi che tutti questi non sono riusciti a risolvere il problema della reindustrializzazione.

Altro che industrializzazione! Nelle mani di questi sindacalisti tutta la zona industriale del palermitano, da Termini Imerese a Carini è di fatto desertificata, a dimostrazione del fatto che in tutti questi anni i sindacati confederali non hanno mai mosso un dito veramente nella direzione giusta! In realtà quello che continuano a chiedere con insistenza è il rinnovo della cassa integrazione. A questa parola d’ordine adesso se ne aggiunge un’altra, che la Cgil già sta sbandierando come grande trovata, quella dei soldi del Recovery Fund. Ma durante l’incontro, la Cgil si è dovuta prendere le critiche dagli stessi padroni di Sicindustria (che spesso finiscono in galera), che come si vede conosce i suoi simili: “Su Termini Imerese – ha detto ieri Alessandro Albanese, vice presidente vicario di Sicindustria, nel corso di un dibattito della Cgil – abbiamo assistito a un combinato disposto di politica e amministrazione, e mi riferisco a Invitalia, che ha preferito privilegiare, forse d’accordo con il sindacato e con una posizione silente di Confindustria, la tranquillità di quei lavoratori che in realtà tranquilli non sono perché hanno sempre la spada di Damocle del rifinanziamento della Cig.”, e poi ha aggiunto: “Qual è quell’imprenditore pazzo che assume direttamente 700 cassaintegrati? Questo è un problema che va risolto a monte”.

Come si “risolve a monte” il problema? Da un lato certamente cercando di scaricare gli operai in qualche modo, dall’altro pretendendo gli “incentivi” dal governo. E proprio su questo punto, il quotidiano dei padroni, insiste sul fatto che bisogna mettere in atto la ZES, Zona Economica Speciale, perché “a questo pensano gli imprenditori”. È la stessa “zona” in cui speravano le aziende raccolte nello Smart City Group che dovevano rilanciare l’industria “green” e ad alta tecnologia e che permette a chi “investe” di usufruire di incentivi di ogni genere, abbassare di fatto il salario e ottenere così il cosiddetto vantaggio competitivo.

Vantaggio che a quanto pare non dispiacerebbe neanche alla multinazionale Amazon che secondo la stampa ha chiesto e ricevuto le planimetrie dell’area industriale. Ma anche se il “colosso dell’e-commerce” dovesse decidersi (passando da un sito produttivo ad un sito di distribuzione, dalla metalmeccanica alla logistica) i problemi degli operai rimarrebbero tutti sul tappeto.

È vero che la storia di questi 10 anni mette a dura prova anche i più ottimisti, e gli operai sanno, dalla loro storia di classe, che senza una lotta dura non si ottengono risultati, ma gli operai tornati alla mobilitazione, sanno anche che ci sono momenti in cui con lo slancio di protagonismo, prendendo nelle proprie mani la lotta, strappandola a chi se ne serve sulla loro pelle per fare carriera, si può buttare a mare il copione di questa brutta storia e le tessere sindacali di questi eterni fiancheggiatori di tutti i governi! E così mostrare che uno sbocco diverso è possibile!

venerdì 5 marzo 2021

LETTERA APERTA AGLI OPERAI

DALLE LAVORATRICI E DONNE IN LOTTA NELLO SCIOPERO GENERALE DELL'8 MARZO

LETTERA APERTA AGLI OPERAI

 

Perché gli operai devono e hanno interesse come classe ad appoggiare lo sciopero delle donne, nella giornata dell'8 marzo.

Lo sciopero delle donne è una questione molto importante di cui ogni lavoratore deve prendere coscienza. La battaglia delle donne proletarie, della maggioranza delle donne, porta, per la sua condizione di attacco a 360°, di doppio sfruttamento e doppia oppressione sul lavoro e in casa, una "marcia in più", un bisogno/necessità di rovesciare questo sistema sociale capitalista in ogni aspetto. Per questo anche i lavoratori devono unirsi a questo sciopero, sostenerne le ragioni e la piattaforma delle donne/lavoratrici. L'8 marzo non si tratta di un normale sciopero sindacale, ma è di una lotta che riguarda la trasformazione di questo sistema che scarica crisi e pandemia sui lavoratori e masse popolari, e di cui le donne sono doppiamente vittime, mentre un pugno di capitalisti si arricchisce sul nostro lavoro, sulla nostra miseria, sull'attacco ai nostri diritti.

Questa lotta, quindi, riguarda tutta la classe operaia e porta una ricchezza nel movimento generale di lotta.

La guerra contro le donne, fatta non solo di peggioramento delle condizioni di vita, di scarico sulle donne della mancanza di servizi sociali, sanitari - oggi ancora di più con la pandemia e lo stato disastroso della sanità, in corso -, non solo di discriminazioni sul lavoro, ma anche di brutale violenza, femminicidi, - e come non chiamare “guerra” quando una donna ogni tre giorni viene uccisa? - questa guerra è la punta di iceberg di un humus, concezioni reazionarie, di oppressione che sempre più nei periodi di crisi come questo, è “compagno di strada” degli attacchi ai diritti di libertà, di emancipazione di tutti, e vengono usate per far meglio passare i peggioramenti generali delle condizioni di vita e di lavoro e schiacciare la volontà di una società giusta, senza sfruttamento e miseria per tutti.

Sempre, anche in passato, in altri periodi storici, il grado di “civiltà” delle donne è stato cartina di tornasole del grado di civiltà o inciviltà dell'intera società. E, sempre, la ribellione e la lotta combattiva delle donne ha elevato la coscienza dei lavoratori, dei proletari in generale ed è diventata una diga alla barbarie maschilista capitalista, mostrando la necessità di rovesciare tutto il sistema dalla struttura alla cultura, idee...

Per questo gli operai o stanno dalla parte della battaglia delle donne o stanno dalla parte dei “morti in piedi”, dei potenti, dei padroni, dei governo, degli Stati che odiano le donne e vogliono fare della loro subordinazione, del ruolo di grande "ammortizzatore sociale" della famiglia, uno strumento per scaricare la loro crisi sulle masse, per controllare, soffocare la ribellione del proletariato; come vogliono fare dell'imbarbarimento di sfogarsi sulle donne come “oggetto sessuale di proprietà”, la perpetuazione di una società morente.

Gli operai che non hanno nulla in questa società se non le loro catene, ma che hanno testa per pensare, devono, anche nell'interesse della loro battaglia di classe, sostenere e imparare dalla ribellione e dalla lotta delle donne.

Movimento femminista proletario rivoluzionario