martedì 3 maggio 2016

Operai ex Fiat Termini Imerese ora Blutec: riapertura della fabbrica o nuova messinscena...?


I dirigenti della Blutec hanno messo su una vera e propria sceneggiata ieri mattina davanti i cancelli della ex Fiat di Termini Imerese con tanto di schieramento di un bel numero di telecamere giornalisti e fotografi, tutti per inaugurare la "riapertura della fabbrica". Strette di mani e benvenuti dai dirigenti. Peccato però, che, come dice il giornalista di Repubblica di oggi: “Non ci sono tute blu né l’eco delle sirene di inizio turno… non escono suoni di macchinari… lo stabilimento è deserto…”, perché le “tute blu” non saranno impiegate nella produzione di alcunché ma si occuperanno di progettazione, di elaborare al computer disegni per la componentistica, e lavoreranno con contratto part-time di quattro ore, che dovrebbe pagare l’azienda, mentre le altre quattro sono ancora di corso e pagate dall’Inps.


E il ridicolo è ancora più grande se ricordiamo che si tratta di soli 20 lavoratori su circa 1000 tra “operai Blutec” e indotto… e a giugno altri 20 e poi ancora altri, fino ad “arrivare a 250 entro la fine dell’anno”, mentre se il progetto auto ibrida si concretizzasse veramente allora il processo si concluderebbe nel 2018! Per la presentazione di questa parte del progetto la Blutec ha tempo fino al 30 giugno, poi passerà al controllo dell’Advisor.

“Non sventola la bandiera del Lingotto” dice il giornalista, ma nemmeno quella della Blutec, dato che per adesso non si vede il logo da nessuna parte!

Ricordiamo ancora una “stranezza” su questo progetto: “Il progetto di Termini Imerese prevede un investimento iniziale di 95,8 milioni, di cui 71 concessi dallo stato e dalla Regione.” riporta il quotidiano! I conti sono quindi facili da fare: il “privato” investe solo 20 milioni su 95! questo “progetto” è pagato di fatto con soldi pubblici! Ma non è finita perché i sindacati, secondo quanto riporta la Repubblica, attendono ancora “20 milioni di euro da Palazzo d’Orleans legati al decreto emanato due settimane fa e solo da pochi giorni al vaglio della Corte dei Conti per il parere. Sono soldi fondamentali per avviare gli ordini dei macchinari”!

Su questa operazione di pura propaganda elettorale si sono naturalmente gettati i politici di professione, da Crocetta, che parla di “impegno rispettato” al fanfarone Faraone che a fronte della pochezza dell’iniziativa che abbiamo descritto si allarga in valutazioni pompose: “Adesso – dice – siamo a lavoro per assicurare la piena occupazione [frase buttata lì per fare effetto dato che non ne conosce nemmeno il significato!-ndr] con gli 800 operai al lavoro, inclusi anche i 300 addetti dell’indotto, e avviare così il secondo e più ambizioso progetto di Blutec per Termini, cioè la produzione di due modelli di auto ibride. Gela, con la vertenza Eni, Termini Imerese, Ansaldo Breda a Carini, Almaviva, i Patti per Palermo e Catania sono il segno dell’attenzione che il governo nazionale per la nostra Isola”. Ma la dichiarazione più schifosa in assoluto viene addirittura da Sergio Marchionne, l’autore della chiusura della fabbrica, che ha il coraggio di dire: “Se possiamo aiutarli nel nostro piccolo lo facciamo”.


I lavoratori non possono che essere sinceramente contenti, anche se dopo tutti questi anni rimangono guardinghi, dato che tornano comunque a lavorare e abbandonano lo stato di “cassintegrato a vita” con i problemi che questo comporta.

Ma questo progetto può avere un futuro? Come abbiamo detto in altre occasioni, ammesso che chi lo ha messo in ballo sia sincero, i dubbi sulla possibilità della costruzione delle auto ibride viene confermato da un esperto del settore intervistato dal Giornale di Sicilia di oggi, Gian Primo Quagliano, presidente del Centro Promotor che ammette che “Al momento fabbricarle è un affare solo se sostenuta da robusti contributi pubblici che spingano l’acquisto. Altrimenti la domanda è quasi inesistente”. L’intervista la riportiamo per esteso così che ci si possa fare un’idea direttamente.
La situazione complessiva costringe dunque ancora una volta gli operai a prendere coscienza di ciò che succede e prendere in mano la lotta se si vogliono evitare lunghissime prese in giro.
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L’intervista. Gian Primo Quagliano, presidente del Centro Promotor, analizza la situazione del mercato
“La vettura elettrica sogno lontano. Ma se arrivano i contributi statali…”
L’auto elettrica in Italia è ancora un sogno lontano. “Al momento fabbricarle è un affare solo se sostenuta da robusti contributi pubblici che spingano l’acquisto. Altrimenti la domanda è quasi inesistente”. A parlare Gian Primo Quagliano, presidente del Centro Studi Promotor, che rappresenta oggi il più qualificato osservatorio italiano sul mercato dell’automobile.
°°° quante auto elettriche si vendono in Italia annualmente?
“Abbastanza poche. L’anno scorso sono state 1.460 a fronte di un mercato da 1,6 milioni di vetture complessivamente immatricolate in Italia. Nel primo trimestre del 2016 sono state 407 e quindi percentualmente in diminuzione mentre il resto della domanda di auto è salita in misura consistente”.
°°° insomma l’auto elettrica oggi in Italia vale all’incirca lo 0,1% del mercato. Un po’ poco per costruire un piano industriale che possa davvero rilanciare l’impianto di Termini Imerese, non crede’
“Tutto dipende da quante auto pensano di dover costruire per andare in pareggio. Non ho visto il piano industriale, però chiaro che dovranno stare molto attenti ai costi tenendo conto che, in ogni caso, siamo di fronte a piccole serie. Il mercato è modesto in tutta Europa tranne che in Norvegia dove il governo ha dato un forte contributo alla mobilità sostenibile. Non prevedo grandi salti in avanti nei prossimi mesi sul lato della domanda. Tutti i grandi costruttori hanno dei modelli elettrici in portafoglio, che, però, arrivano sul mercato con il contagocce vista l’esiguità delle richieste”.
°°° qual è la difficoltà che impedisce il boom dell’auto elettrica?
“I problemi sono diversi. Il primo è la mancanza di infrastrutture per la ricarica che si aggiunge alla scarsa autonomia delle batterie. Questo significa che l’utilizzo è necessariamente urbano. Sarebbe anche una scelta ragionevole se non ci fossero altre due difficoltà”.
°°° Quali?
“La lentezza della ricarica e il costo dell’auto. Veramente alto considerando che si tratta di un mezzo che può essere usato solo in città”.
°°° esiste una via d’uscita?
“Un forte intervento dello Stato. Sento parlare di un “bonus” di cinquemila euro per ogni auto venduta. Non è poco e mi chiedo se le condizioni delle finanze pubbliche consentiranno uno sforzo di queste dimensioni. Magari sì, ma bisogna valutare bene l’impatto sul bilancio pubblico”.
°°° Quindi non crede che il governo lo farà?
“Non mi chieda cose cui non posso rispondere non disponendo di particolari canali informativi. Quello che posso dire con certezza è questo: senza un forte contributo pubblico l’auto elettrica non potrà decollare. Per stemperare il pessimismo aggiungo un altro elemento: l’Italia, fino a oggi, non ha avuto un fabbricante che si occupasse in maniera prevalente di questo tipo di automobili. Con la riapertura di Termini Imerese il quadro ambierà. Il governo potrebbe decidere di finanziare l’auto elettrica con il doppio obiettivo di sostenere il Mezzogiorno e favorire la diffusione della mobilità sostenibile. Lo farà? Non lo farà? Non tocca a me rispondere”.
GdS 3/5/16

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