giovedì 15 novembre 2018

Blutec-ex Fiat Termini Imerese: “riapre” la vertenza, ricominciano i tavoli, i progetti, le promesse… con un brutto presagio finale del ministro del lavoro Di Maio!


Dall’incontro che si è tenuto il 13 al Ministero dell’industria e dello sviluppo economico tra la Blutec, il ministero e i sindacati confederali non è venuto fuori niente di concreto.
Come si può benissimo leggere in questo comunicato di Rassegna.it fino ad ora si tratta di tutta roba vecchia, senza nessun futuro; l’unica novità, chiamiamola così, sarebbe la promessa di Di Maio di coinvolgere la Fca, ex Fiat, che nel frattempo mette in cassa integrazione migliaia di operai in tutti gli stabilimenti!
Di sicuro c’è la volontà di tutti di dare seguito alla cassa integrazione per evitare naturalmente eventuali “problemi di ordine pubblico”.
Il ministro, dice il un articolo il Giornale di Sicilia, “… ha intimato a Blutec la proposizione di progetti concreti entro i prossimi 15 giorni e che lo stesso Di Maio coinvolgerà direttamente FCA nella vertenza al fine di richiamarla alle sue responsabilità industriali. Se no sarà chiusura”.
Chiusura di cosa? Il prossimo appuntamento al Mise è stato fissato per i primi di dicembre.



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Blutec, vertenza riaperta
13 novembre 2018 ore 13.20
Al tavolo del Mise, l'azienda ha presentato il progetto di rilancio del polo industriale palermitano che prevede l’occupazione di 694 lavoratori entro il 2020. Fiom: "L'obiettivo è la reindustrializzazione e la rioccupazione di tutti, indotto compreso"
Si è tenuto questa mattina (13 novembre) il tavolo al Ministero dello sviluppo economico sulla vertenza Blutec di Termini Imerese. All'incontro, cui ha partecipato anche il ministro Luigi Di Maio, l’azienda ha presentato il progetto di rilancio del polo industriale palermitano, che finora non è mai partito. Il nuovo piano industriale prevede l’occupazione di 694 lavoratori entro il 2020, con un cronoprogramma che vedrà a dicembre 2018 l’ingresso di 115 lavoratori, a settembre di altri 100 e a dicembre 2019 di ulteriori 344.
Questi obiettivi sarebbero garantiti dalla eventuale conferma di tre iniziative industriali: elettrificazione del Doblò e del Ducato, e assemblaggio delle batterie Samsung. L’azienda ha anche chiarito che sta procedendo a fornire tutte le documentazioni alla Guardia di Finanza sul vecchio contratto di sviluppo e ha già realizzato una nuova proposta da sottoporre a Invitalia per realizzare il piano industriale.
La Fiom, al tavolo, ha chiesto la salvaguardia della continuità occupazionale per il 2019 e gli interventi necessari a garantire l’uscita dei lavoratori “usurati”, visto che la cassa integrazione scadrà a dicembre 2018 e ad oggi non ci sono produzioni in grado di garantire la rioccupazione di tutti i lavoratori. Quindi è stato chiesto all’azienda di presentare la richiesta al Ministero del lavoro e al ministro di tutelare anche i 300 lavoratori dell’indotto, che comprendono i 64 dei servizi a cui a breve scade la Naspi.
"Salvaguardata la continuità occupazionale", per la Fiom, ma ora è "indispensabile la riapertura della vertenza Termini Imerese. Serve il coinvolgimento diretto di Fca - oltre ad essere necessario aprire a nuovi players che siano interessati a investire in quell’area industriale - per la transizione dall’auto endotermica alla mobilità elettrica attraverso la componentistica dell’auto".
Secondo quanto riferito da Michele De Palma, segretario nazionale della Fiom e Roberto Mastrosimone, segretario generale Fiom Sicilia, Di Maio ha preso l’impegno "di partecipare direttamente a tutti i tavoli". Il prossimo è aggiornato alla prima settimana di dicembre. Nel frattempo il ministro "richiamerà Fca alle sue responsabilità su Termini Imerese con la presentazione del piano industriale per l’Italia". Inoltre, Di Maio "ha chiesto che Blutec entro due settimane verifichi la fattibilità concreta del piano, in tal caso sarebbero assicurati gli strumenti utili per il rilancio del progetto di industrializzazione". Infine, Di Maio ha confermato gli ammortizzatori sociali sia per i 700 lavoratori ex Fiat sia per i 300 dell’indotto per tutto il 2019.

La Fiom ritiene la partecipazione del ministro "un atto importante verso i lavoratori e valuta positivamente la dichiarazione fatta di lavorare per il coinvolgimento diretto di Fca, come da noi richiesto". Inoltre la Blutec, "a fronte della nostra sollecitazione a far partire la richiesta di nuovi ammortizzatori sociali per il 2019, si è impegnata ad attivarsi da subito.
La 'vertenza Termini Imerese' è riaperta: l’obiettivo è garantire con la reindustrializzazione la rioccupazione dei 700 lavoratori Blutec più i 300 dell’indotto in un settore di forte innovazione come la mobilità elettrica”.

http://www.rassegna.it/articoli/blutec-vertenza-riaperta

domenica 28 ottobre 2018

Di Maio e l’ex Fiat di Termini Imerese: un altro sciacallo ingannapopolo che promette l’ennesimo rilancio e l’ennesima cassa integrazione!

Diciamo subito che Di Maio non voleva! Non avrebbe voluto incontrare tutti gli operai ex Fiat. Voleva incontrare in un ristorante solo una 20ina di operai di una ditta dell’indotto che erano rimasti fuori dagli ammortizzatori sociali. Ma vistosi scoperto, visto le dichiarazioni di diverse “autorità” locali sulla sua scelta, e per evitare qualche “sceneggiata” davanti al ristorante, alla fine ha deciso di presentarsi davanti ai cancelli.


A questo punto ha trasformato in una passerella più larga il suo giro elettorale in Sicilia, l’ennesima passerella di un politico, in questo caso Di Maio, alla ex Fiat di Termini Imerese - per adesso Blutec - e non poteva mancare la stessa esatta frase che hanno detto tutti i politici e, cioè, che ci sarà il “rilancio” e soprattutto che la cassa integrazione sarà rinnovata!

Alle circa 200 persone presenti, tra operai, sindacalisti, sindaci, preti, polizia ecc. ecc. già che c’era Di Maio, vice presidente di un governo fasciopopulista, si è rivolto, provando a spingersi oltre, promettendo, appunto, il “rilancio” dell’azienda, con questa frase: “… se la Blutec non rispetterà gli impegni …”. Se??? Si vede che nella fretta Di Maio non era stato informato bene, dato che la Blutec non rispetta gli impegni da quando è subentrata nello stabilimento! E adesso è pure indagata per i 20 milioni che deve restituire a Invitalia!!!

Ma Di Maio avrebbe detto qualsiasi cosa pur di farsi campagna elettorale. In questo senso suona come ricatto la frase detta verso la fine agli operai davanti ai cancelli: “…non ce la potete fare da soli…”! dicendo che allerterà gli eletti locali e tutte le istituzioni regionali ecc. ecc.

Di stupidaggini da ingannapopolo ne ha dette, Di Maio, in questa serata. Ne citiamo un’altra tra le tante. Dopo aver citato come iniziative di successo la Baekert, la Whirlpool, l’Ilva, ha parlato della possibilità di coinvolgimento della Fiat a livello nazionale e che se necessario le aziende devono tornare dalla Polonia, dalla Romania, dai paesi dell’Est, perché “… non vale solo il costo del lavoro…” ma vale anche la competenza e la professionalità, “e il fatto che sia fatto in Italia, vende di più, qualsiasi cosa” perché “è fatta in Italia, e quando è fatta in Italia è fatta bene”!!!
Perciò, ricorda Di Maio agli operai che con tutte queste chiacchiere rischiavano di dimenticare il perché della sua presenza, “sostenete i vostri rappresentanti”!

Come sanno anche i bambini, ma a quanto pare non lo sanno né Di Maio né i sindacalisti presenti, è proprio il cosiddetto COSTO DEL LAVORO, che per i padroni deve essere quanto più basso possibile, e tanto più grande quindi il grado di sfruttamento degli operai, e più grandi in profitti, che spinge i padroni a cambiare paese quando vogliono e possono!
Come sanno anche i bambini, per i padroni non è importante affatto come si chiama una nazione, in questo i padroni sono internazionalisti da sempre, l’importante è che ci siano operai da sfruttare e fare profitti!
Ma i sindacalisti presenti a quanto pare, a differenza dei padroni, non sanno come funziona il Capitale. Sanno bene, però, come fare carriera sulla pelle degli operai, come Barbagallo, attuale segretario generale della Uil (ex operaio proprio alla Fiat di Termini!) o Mastrosimone, confermato in questi giorni a capo della Fiom Cgil Sicilia; sindacalisti che in tutti questi anni hanno “accompagnato” di volta in volta i politici nelle loro passerelle davanti ai cancelli.

Al contrario delle chiacchiere di Di Maio, sulle quali si diverte anche il quotidiano La Repubblica con un articolo che riportiamo sotto, dobbiamo affermare con forza che SEMPRE, QUANDO VOGLIONO, COME CLASSE, GLI OPERAI CE LA FANNO DA SOLI!

Nell’articolo che riproduciamo il giornalista fa la storia della vertenza e l’elenco di tanti POLITICI che negli anni hanno fatto promesse e detto bugie agli operai; ha dimenticato però di dire che quasi tutti, Berlusconi, Cuffaro, Lombardo, Crocetta, o sono finiti in galera o sono ancora sotto indagine per MAFIA…
Per chi si volesse sorbire direttamente Di Maio:
https://www.facebook.com/andrea.sanfilippo.524/videos/2225077694372893/

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Da Berlusconi ai Cinquestelle
Sedici anni di miraggi davanti ai cancelli dell’ex Fiat
Prima la visita del Cavaliere. Poi Cuffaro, Bersani, Renzi e gli altri
Tutti con lo stesso annuncio: il rilancio. Che però non arriva mai

LA CONDIZIONE OPERAIA: IL CASO BLUTEC - EX FIAT TERMINI IMERESE

Blutec (ex Fiat) Termini Imerse

In fabbrica lavorano 135 operai di cui circa 40 trasformati in “progettisti” dopo un corso di alcuni mesi, impegnati nella progettazione di un nuovo motore elettrico e con un orario 8-16, il resto è impegnato sia nei corsi che nella produzione materiale dei prototipi, e altri compiti, tornieri, piegatori di lamiere, con orario 4+4 (4 ore di “lavoro” e 4 di corso regionale), e altri 2+6, (2 di lavoro e 6 di corso regionale).

Gli operai licenziati il 31 dicembre 2011 sono stati circa 700 Fiat e circa 400 delle Ditte dell’indotto. Adesso il numero di tutti questi operai rimasti fuori dalla fabbrica è di circa 500 ex Fiat e circa 300 indotto (a causa dei pensionamenti, “accompagnamenti” alla pensione ecc.).

Dal 31 dicembre 2011 la fabbrica è stata chiusa ed è rimasta in attesa della riapertura fino a quattro anni fa quando è stata rilevata dalla Blutec del Gruppo Metec/Stola, un’azienda storicamente legata alla Fiat per la quale produce da sempre varie parti che compongono le auto (la cosiddetta componentistica).

In questi 4 anni il piano presentato dalla Blutec che prevedeva la riassunzione di tutti gli operai è stato modificato continuamente e non è mai stato messo in atto realmente.

Quest’ultimo “piano” prevede che operai e impiegati siano al lavoro sul motore elettrico che dovrebbe essere impiantato sul Doblò Fiat prodotto in Turchia (commessa da 6.800 unità che a dire dell’azienda dovrebbe partire a pieno regime da gennaio) e di uno scooter a tre ruote elettrico per le Poste e che è stato presentato qualche mese fa al salone di Torino.

Nella sostanza attualmente gli operai non lavorano a nessuna produzione in serie. Anzi la situazione si è complicata con la revoca da parte del governo delle agevolazioni finanziarie legate al progetto industriale e l’azienda si è messa d’accordo con Invitalia per la restituzione dei primi 20 milioni di euro sugli 80 complessivi. In più in questi giorni l’azienda ha comunicato di aver scorporato gli stabilimenti abruzzesi e lucani.

A causa anche della minaccia della scadenza della cassa integrazione ogni anno (da 7 anni!) e che deve essere rinnovata con la presentazione di un “piano industriale” gli operai sono rimasti legati ai sindacati confederali neocorporativi Fiom, Fim, Uilm ecc.

Per una possibilità di riapertura della lotta si dovrebbe usare il punto di forza del numero ancora molto grande.

Il quadro generale di questa azienda si può inserire in quello più grande della Fca per la quale la Blutec produce componentistica, ma anche come possibile polo di lancio della produzione dei veicoli elettrici, settore in cui la Fca è veramente indietro rispetto ai concorrenti, è anche per questo che si può riaprire prima di tutto la questione FCA che si deve riprendere in una qualche forma questi lavoratori e/o ne deve garantire il futuro lavorativo.


Per fare passi avanti su questo è necessario che gli operai si autorganizzino per lottare - si colleghino agli operai autorganizzati della FCA presenti negli altri stabilimenti - fuori e contro i sindacati confederali - fuori e contro la ricerca di destini individuali e accettazione della divisione tra operai di serie A e operai di serie B.

Dall'intervento dello Slai cobas sc di Palermo al coordinamento nazionale Slai cobas del 13 ottobre

lunedì 10 settembre 2018

Dalla BLUTEC ai supermercati, adesso è "allarme lavoro" a Termini Imerese...


... bisogna riconoscere i veri responsabili dell'attuale situazione: Fiat, Governo, sindacati confederali e riprendere nelle proprie mani la vertenza...
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dal Giornale di Sicilia

L’emergenza. Intanto resta in stallo il contenzioso tra Invitalia e l’azienda che ha rilevato l’ex stabilimento della Fiat. Il sindaco Giunta: “Il governo batta un colpo”
Supermercati e Blutec, allarme lavoro a Termini
Da domani serrata del Super Spaccio nell’area industriale, a casa 10 dipendenti. E i sindacati indicono lo sciopero
Da domani saracinesche abbassate al Super spaccio alimentare, lo ha deciso l’azienda scatenando la protesta dei sindacati: “non siamo stati interpellati, serve un confronto per tutelare i livelli occupazionali.”
Domani chiuderanno le filiali dei supermercati del gruppo Cambria nella zona Industriale di Termini Imerese e quello di Catania, in via Rapisardi.
Si tratta di supermercati a marchio Spaccio alimentare e Iperspaccio. Una decina i lavoratori impiegati a Termini, altrettanti a Catania. Era l’unico supermercato nel raggio di 28 chilometri tra la città e Lascari.
I sindacati Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil hanno proclamato lo sciopero regionale. “Durante il precedente incontro – ricordano i sindacati – avevamo diffidato la società dal porre in essere iniziative di questo tipo, senza il preventivo e dovuto confronto sindacale, con l’obiettivo di salvaguardare e tutelare i livelli occupazione. Criteri e modalità non possono rimanere una scelta discrezionale dell’azienda. È inutile ricordare il clima di allarmismo, confusione, amarezza e paura che si respira ormai in tutti i punti vendita, per le imprevedibili e improvvise iniziative aziendali, che ormai sono diffuse in tutte le provincie e che rischiano id vanificare i sacrifici che in questi ultimi anni i lavoratori hanno dovuto sopportare. Iniziative che evidenziano una palese difficoltà da parte della società di avviare un progetto di rilancio chiaro e definito e una evidente mancanza di una visione di prospettiva a lungo termine”.
Quindi la proclamazione dello sciopero regionale “con le modalità che ciascun territorio riterrà opportune, le cui date saranno successivamente comunicate”. I sindacati guidati da Salvatore Leonardi, Mimma Calabrò e Marianna Flauto hanno inoltre comunicazione anche all’Ispettorato regionale del Lavoro, al quale i chiede “con sollecitudine, di convocare un tavolo regionale con la società, per affrontare il tema del mantenimento del perimetro aziendale e di tutti i livelli occupazionali”.
Ed intanto è stata rinviata questa a settimana la definizione del contenzioso tra Invitalia e Blutec. Ancora incerto il futuro dei lavoratori di tutto l’area industriale di Termini Imerese. Un’attesa che cresce anno dopo anno nel cercare di comprendere quale futuro li attende e soprattutto con quali prospettive.
Nel corso dell’estate, il tanto atteso (e promesso da anni) tavolo al Mise che si sarebbe dovuto tenere all’interno dello stabilimento Blutec, proprio alla vigilia, ha visto modificare i programmi e si è tenuto, come di consueto, presso la sede romana del ministero, al quale per evidenti motivi logistici (avendo appreso del cambio di programma meno di 24 ore prima) non hanno partecipato le rappresentanze sindacali territoriali né il sindaco Francesco Giunta, che a loro volta hanno partecipato ad un presidio dinanzi lo stabilimento, contestualmente all’incontro romano nel corso del quale, sostanzialmente, si stabiliva di rinviare la definizione del contenzioso tra Invitalia e Blutec al mese di settembre . “In questo quadro a di poco desolante – si legge in una nota del Comune – il ministro Di Maio è sembrato non essere particolarmente interessato alla vertenza Termini Imerese. Lo stesso ha convocato div ersi incontri, occupandosi di altre vertenze (Irisbus, Ilva, ecc.), riuscendo, in alcuni casi anche ad individuare adeguata risoluzione”.
Sull’argomento è intervenuto il sindaco Giunta che ha dichiarato, con non poca preoccupazione: “In un batter di ciglio ci ritroviamo nel mese di settembre, senza che all’orizzonte si intraveda uno spiraglio in questa lunghissima e dolorosa vertenza. Aspetto che ancor più mi preoccupa è il volgere a termine del 2018 e conseguentemente degli ammortizzatori sociali. Sin dall’insediamento del governo mi sarei aspettato maggiore attenzione. Di Maio batta un colpo”.
Giornale di Sicilia 9 settembre ’18

domenica 29 luglio 2018

COSA C'ERA DIETRO LA 'PUNTO'? IL SISTEMA SCIENTIFICO DI MODERNO SFRUTTAMENTO DELLA FIAT DI MARCHIONNE

Il 27 luglio è stata prodotto nello stabilimento della Fiat-Sata di Melfi l'ultimo modello della  Punto.
Con chiaramente accordo sindacale, buona parte degli operai e operaie è messa in contratto di solidarietà - con una riduzione dell'orario di lavoro (e quindi del salario) mediamente del 28% - e per gli operai considerati "infungibili" per la produzione dei modelli rimasti, Jeep e 500x, c'è la cassintegrazione.
Già ai primi di luglio si parlava per Melfi di 1640 esuberi.

L’uscita di produzione della Punto coincide col ridimensionamento definitivo del marchio Fiat, già annunciato da Marchionne ufficialmente il 1 giugno e con la fine della produzione di vetture economiche per spostarla soprattutto sui marchi premium, ad alta redditività (Jeep).

La stampa, mettendoci anche un velo di "nostalgia" da parte degli operai (che non guasta mai), in alcuni articoli fa la cronaca della produzione della Punto fatta per 25 anni. 
Ma chiaramente tace su cosa ha significato per gli operai; cosa c'era dietro questa produzione, in una fabbrica, come la Sata di Melfi, in cui la Fiat ha costruito il suo nuovo sistema, dove vi è stata e vi è l'applicazione più scientifica del moderno sistema capitalista italiano di sfruttamento della forza-lavoro, di estorsione del plusvalore.

Cosa ha significato questo sistema per gli operai, lo hanno descritto, denunciato, gridato
negli anni tantissimi operai e operaie; in alcuni momenti in modo forte, collettivo che ha fatto paura a padroni, governo e Stato - come furono i meravigliosi 21 giorni del 2004, in altri momenti più in silenzio, in maniera individuale, o in piccoli settori di operai; e ora con una difficile, ancora minima, ma costante, irremovibile ripresa di autorganizzazione operaia e di iniziative di lotta, scioperi.

"A Melfi si è passati dalla fabbrica modello Chaplin di 'Tempi moderni' che voleva solo le braccia degli operai, ad una fabbrica "modello Chaplin" che chiede anche il cervello,l'anima dell'operaio, ma che in sostanza vuole ridurre il "cervello" a dire solo "sì" allo sfruttamento selvaggio delle sue "braccia".
"Se la fabbrica fordista si fondava sul comando burocratico-gerarchico e sulla coercizione, la fabbrica snella si prefigge il coinvolgimento totale degli operai, della loro forza lavoro e della loro intelligenza, della stessa soggettività... Nella fabbrica snella non sono più possibili nicchie d'ombra e "retrobottega" in cui gli operai possono esercitare discrezionalità e autonomie fuori dal controllo padronale, giacchè il "just in time" e il miglioramento continuo, impongono ai lavoratori una pressione strutturale verso una reattività immediata e trasparente, non procrastinabile o semplicemente dilazionabile nel tempo...". (Dal libro 'Fiat le armi della critica di classe contro il fascismo padronale').

Prima o poi, ma è inevitabile, tornerà in maniera forte, ampia la "primavera di Melfi". 

In morte di Marchionne. Editoriale

La morte annunciata di Sergio Marchionne ha rilanciato tutta la borghesia e i suoi organi di stampa e reti televisive in una glorificazione, a cui si è associato anche il presidente fascio-imperialista Trump che lo ha paragonato addirittura ad Henry Ford. 

E' indubbio che Marchionne ha meritato gli elogi del capitale, e ne ha rappresentato gli interessi ben oltre la vicenda del gruppo Fiat.

Egli ha interpretato in maniera quasi esemplare il suo carattere di "funzionario del capitale".

Pur essendo un manager, ha incarnato gli interessi dei padroni, meglio dei padroni stessi; ha preso la Fiat in una situazione di crisi, l'ha, per così dire, salvata e ha giostrato nello scontro e nelle alleanze realizzando, con la fusione con la Chrysler, una operazione che ha salvato i profitti degli Agnelli e quelli dei padroni americani che anch'essi si trovavano di fronte alla crisi di Detroit.

Certo è stato uno dei manager meglio pagati al mondo, ma è sbagliato ridurre tutta l'operazione ai suoi lauti guadagni. Marchionne ha impresso uno stile personale che i padroni in quanto tali e i loro governi non potevano in nessuna maniera realizzare. Ha dato a tutta la vicenda un'anima, e in questo indubbiamente i padroni non possono che essergli eternamente grati, e il suo posto è sicuro nella storia concreta del capitalismo italiano, nella storia dell'industria dell'auto.

E ora con la sua morte sicuramente si apre un vuoto, ben oltre gli indici di Borsa, ma proprio quello lasciato da un funzionario esemplare del capitale che ha colto e cercato di realizzare l'essenza del modo di produzione capitalista e delle leggi del capitale.

Il profitto dipende dall'estorsione del plusvalore e dalla sua realizzazione nel mercato mondiale; il profitto si fonda sullo sfruttamento dei lavoratori. Lo sfruttamento degli operai domanda un comando assoluto e dispotico della forza lavoro, incompatibile con diritti e sindacalismo di classe.

Quella di Marchionne è stata una guerra, una guerra di classe contro la la classe operaia, condotta con radicalità e senza scrupoli, schierando intorno a sè tutte le figure del sistema del capitale, in primo luogo i governi, quindi l'apparato dello Stato e sopratutto in forma decisiva le organizzazioni sindacali come espressione dell'aristocrazia operaia, come puntello del capitale.

E lì che le qualità di Marchionne hanno dimostrato la loro vera natura e messo a nudo le leggi di fondo di questo sistema.

Marchionne è stato l'interprete del fascismo padronale nella forma più pura, in una situazione in cui l'instabilità dei governi e le contraddizioni dello Stato e nello Stato non lo permettevano lo rendevano difficile..


Sul Sole 24Ore 26 luglio si legge  : "Addio a Sergio Marchionne, outsider e uomo di sistema". Alberto Bombassei parla di un "manager rivoluzionario per finanza e industria"; Gian Maria Gros-Pietro di "sintesi perfetta di strategia e tattica"; il Presidente della Confindustria di  "Uomo di rottura e di innovazione". E' tutto vero dal punto di vista dei padroni.


Abbiamo analizzato in un libro - di cui raccomandiamo umilmente la lettura - giorno per giorno, nella fase più acuta della guerra di classe negli stabilimenti Fiat, quali siano stati gli effettivi effetti di questo in fabbrica.


Ora bisogna, però, guardare alle condizioni che hanno permesso a Marchionne di incarnare in questa forma gli interessi di fondo, strategici e tattici del capitale.


Marchionne è stato il capo di stato maggiore della guerra antioperaia, ma gli operai Fiat non sono riusciti ad opporre ad esso un proprio "stato maggiore", una propria organizzazione di classe dotata di una strategia e tattica per combattere questa guerra.

La fine e l'assenza del partito di classe, il cambio di natura del sindacalismo in fabbrica, la inadeguatezza delle tenaci e combattive avanguardie di fabbrica, organizzate o no nei sindacati di base, sono stati gli inevitabili compagni di strada dell'affermazione di Marchionne.

La morte drammatica di Marchionne è l'occasione per fare un'analisi e un bilancio di parte operaia, delle ragioni interne alla classe e alle sue organizzazioni che hanno permesso a Marchionne di essere grande.
Le reazioni nelle fabbriche Fiat alla sua morte restituiscono una fotografia di questo stato delle cose, tra operai dispiaciuti o che vedono a rischio il loro futuro e avanguardie che sottolineano in forma giusta ma scontata i danni di Marchionne alla classe operaia e al movimento sindacale di classe. Questa fotografia dimostra che c'è ancora molto lavoro ideologico, teorico, politico, organizzativo da fare perchè gli operai possano riprendere, sulle ceneri di una sconfitta storica, le armi per una controffensiva.
Le condizioni materiali attuali del gruppo Fiat e il vuoto di progetto e comando creato dalla morte di Marchionne favoriscono, però, l'emergere non della forza del gruppo Fiat ma la nuova fase di crisi profonda che si avvicina.
Gli uomini del capitale restano giganti dai piedi di argilla, i veri eroi sono le masse.
E' tempo di didimostrarlo:

proletari comunisti/PCm Italia
27 luglio 2018

lunedì 23 luglio 2018

La questione operai Termini Imerese ex FIAT resta sempre al palo: operai senza lavoro e senza lotta, senza futuro

comunicato ai lavoratori

Al Tavolo al Mise sempre e solo un problema: l'ennesima fine della cassaintegrazione a fine anno.
Serve invece riaprire prima di tutto la questione FCA che si deve riprendere in una qualche forma questi lavoratori e/o ne deve garantire il futuro lavorativo.
La richiesta ennesima a Blutec di presentare il progetto industriale è funzionale solo per una nuova cassa integrazione e non per una effettiva ripresa del lavoro.

Lo Slai cobas per il sindacato di classe - coordinamento nazionale fa appello agli operai perchè si autorganizzino per lottare - si colleghino agli operai autorganizzati della FCA presenti negli altri stabilimenti - fuori e contro dai sindacati confederali - fuori e contro la ricerca di destini individuali e accettazione della divisione tra operai di serie A e operai di serie B.
Rovesciare lo stato di cose è possibile!

Slai cobas per il sindacato di classe
coordinamento nazionale
slaicobasta@gmail.com

sede di palermo
SLAI COBAS PER IL SINDACATO DI CLASSE
3408429376