domenica 29 settembre 2019

Ex Fiat Termini Imerese: Altro sequestro dei fondi al padrone della Blutec Ginatta che ha investito i soldi del rilancio della fabbrica in attività speculative

La proprietà privata dei mezzi di produzione prevista dal sistema capitalistico fa questi “scherzi”! Il padrone si sente libero di fare quello che vuole con le fabbriche e i soldi pubblici.

In questa vicenda non solo il padrone Ginatta e si suoi figli si rivelano degli incapaci di gestire la produzione industriale, ma anche dei veri e propri delinquenti che giocano in borsa con i soldi pubblici, mentre un migliaio di operai è ancora in cassa integrazione, che scade a dicembre, ma, come riporta il Sole24Ore (https://www.ilsole24ore.com/art/taglio-cuneo-fiscale-busta-paga-le-due-ipotesi-tavolo-ACpaU2l)
“… rimane ancora in stand by l’avvio al Senato dell’esame per la conversione in legge del Dl 101 entrato in vigore lo scorso 5 settembre con le misure a tutela dei rider, a favore delle aree di crisi complessa, con le disposizioni salva Ilva, per Whirlpool, Blutec di Termini Imerese, per l’ex Alcoa di Portovesme e per la stabilizzazione dei precari di Anpal servizi.”
Gli operai non hanno altra via che prendere nelle proprie mani la battaglia e portarla avanti senza ulteriori attendismi…


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Termini Imerese, Metec nel caos dei fondi pubblici
Malversazioni
Parte delle risorse incassate dalla controllata Blutec finite in attività speculative
Una parte dei fondi incassati da Blutec per il rilancio dello stabilimento ex Fiat di Termini Imerese è stato investito in attività speculative (titoli esteri) non riconducibili alla realizzazione del progetto del Contratto di sviluppo per la riqualificazione del polo industriale del palermitano. È solo una delle accuse contenute nel decreto di sequestro di MetecSpa, la società che fa capo a Roberto Ginatta e che controlla Blutec e altre società, tra cui la Alcar Industrie Srl, con sedi a Lecce e Vaie (To), acquisita per l’80% all’inizio di agosto e operante nella fornitura di carpenteria nel settore delle macchine movimento terra, dei macchinari agricoli e per le costruzioni stradali. Metec verrà a breve affidata dal Gip e un amministratore per l’ordinario prosieguo dell’attività d’impresa. Un sequestro per un valore di 16 milioni, eseguito dagli uomini del Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di finanza di Palermo e in particolare dal gruppo tutela spesa pubblica guidato dal tenente colonnello Daniele Tino su delega della procura della Repubblica di Torino dove Ginatta e Cosimo Di Cursi, amministratore delegato di Blutec, sono indagati con l’accusa di malversazione a danno dello Stato. Quello eseguito ieri dai finanzieri è un sequestro per equivalente e che arriva dopo che il tribunale del riesame di Torino ha respinto il ricorso degli indagati.


Tra le accuse agli indagati anche quella di aver versato, senza giustificazione, due milioni circa sul conto della società Due G Holding legalmente rappresentata da Giovanna Desiderato ma nella proprietà dei figli di Roberto Ginatta (Mario e Matteo Orlando). Due milioni che si aggiungono agli otto investiti in titoli di Stato esteri.
Così il flop del rilancio dell’ex Fiat di Termini Imerese (uno dei pochi casi negativi di Contratti disviluppo nel nostro Paese come potere leggere nel rapporto Sud allegato al Sole 24 Ore) è raccontato nei dettagli in una ventina di pagine firmate dai magistrati torinesi secondo cui buona parte della prima tranche di finanziamenti erogati a Blutec da Invitalia (16 milioni appunto su un totale di 21,3 milioni erogati tramite Invitalia) sarebbero stati spesi per attività non coerenti con il Contratto di sviluppo. O comunque i giustificativi presentati dai manager non sono in linea con le finalità dello strumento che doveva servire a rilanciare l’area e a ridare lavoro a 400 ex dipendenti Fiat. I legali di Metec, ovviamente, sono di tutt’altro avviso come si evince anche leggendo le carte della Procura.
La vicenda giudiziaria che ha coinvolto Blutec e la capogruppo Metec ha portato al capolinea un progetto che valeva 240 milioni di euro per l’intera area industriale e 97 milioni (di cui 71 milioni di soli incentivi): 67 a titolo di finanziamento agevolato, quattro milioni a fondo perduto a titolo contributo impianti) per lo stabilimento di Termini Imerese. Gli operai (circa mille tra diretto e indotto) sono finiti nel limbo della Cassa integrazione che scade a dicembre grazie a un provvedimento di proroga che era stato promesso da Luigi Di Maio, a quel tempo (autunno dell’anno scorso) ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico.
A luglio, sempre su delega della Procura torinese, erano stati sequestrati disponibilità finanziarie e beni di varia natura riconducibili alla Blutec e agli indagati per un valore complessivo di circa 6 milioni, nonché il 15% circa delle azioni della Metec, il cui valore, “attenendosi prudenzialmente alle risultanze del bilancio era stato stimato in 10 milioni di euro” spiegano gli investigatori. Dopo il sequestro e l’immissione in possesso da parte dell’amministratore giudiziario delle quote della Metec “una più complessa attività di stima, che ha tenuto conto della notevole esposizione debitoria di Blutec, ha portato alla conclusione che l’effettivo valore di Metec si aggiri sui 9,4 milioni” spiegano ancora gli inquirenti.

Il Sole24Ore 27 settembre ’19

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