giovedì 27 febbraio 2020

AL TEMPO DEL CORONAVIRUS: LA CONTRO/INFORMAZIONE E’ LA PRIMA CURA - Comunicato dello Slai cobas per il sindacato di classe dell'Istituto tumori Milano

Comunicato diffuso all'Istituto Tumori di Milano
Ai/le lavoratori/ci diretti, precari, in collaborazione, ai lavoratori degli appalti, ai pazienti e loro familiari.

La Medicina è una scienza e non” fantascienza o provvedimenti che più che le soluzioni diffondono Panico e deliri. Perché? Perché di fronte a provvedimenti, quali quelli di circoscrivere l’area del contagio - che è un provvedimento molto gravoso, ma giusto e necessario, compreso e accettato dalla popolazione, anche se pesa nella vita quotidiana da chi lavora in ospedale, chi è malato; ci troviamo provvedimenti che non hanno una regia unica e condivisa; anzi si è scatenata una guerra tra governo e governatore di Lombardia, ma non solo, tra efficientismo nazionale ed efficientismo padano che vuole nascondere il fatto che il primo fronte della soluzione del problema è la Sanità, in particolare quella Pubblica, che è stata massacrata attraverso TAGLI ai fondi, riduzioni d’organico, blocco di nuove assunzioni, invecchiamento del personale, che hanno aumentato patologie invalidanti e stress da lavoro correlato, come da anni denunciamo insieme al sindacalismo di base e di classe. E questo è avvenuto in maniera massiccia nella cosiddetta “eccellenza” lombardo/veneta.

Per spiegare meglio riportiamo 3 esempi che non fanno notizia e che vengono nascosti: 1) tutto il carico pesa sui massacrati Ospedali Pubblici, mentre la Sanità privata non è stata coinvolta o parzialmente (forse per non intaccare il business?); 2) anziché richiedere più risorse, mascherine, personale, fondi e tutto il necessario in situazioni di emergenza come questa, le Direzioni sia dell’Istituto che gli altri non possono limitarsi a diffondere il decalogo OMS sulle buone abitudini (che tra l’altro devono essere multilingua per una corretta informazione) o incrementare panico e potenziale razzismo (vedi il caso del personale della ristorazione della mensa con mascherine e guanti, mentre i lavoratori o parenti che vanno a mangiare no) o chiedere di rispettare, meglio dire
imporre o minacciare, ordini di servizio a infermieri/OSS/medici, con ulteriori gravosi sacrifici, come saltare i riposi per coprire malattie/maternità/congedi, cosa che le Direzione fanno da tempo e a prescindere dall’emergenza coronavirus; 3) riportiamo lo sfogo di una lavoratrice meridionale di Milano, non della sanità, molto “crudo” semplice ed efficace: “meno male che è successo in Lombardia, che si è sempre vantata dell’eccellenza della sua sanità, ma che per i tagli non è in grado di affrontare questa emergenza, se il focolaio fosse successo in Sicilia o in una qualunque regione del Sud, noi meridionali che viviamo al Nord/Padania, per come la stanno montando le cose saremmo dovuti scappare...”.
A tutto questo si aggiunge la cattiva informazione di alcuni giornalisti che come avvoltoi sono appostati davanti al “Sacco” non per fare informazione ma per regalarci il grande show e non una parola sul saccheggio della sanità, lasciando di fatto addetti ai lavori e popolazione in balia ora di banalizzazione ora di terrore. Aggravato da provvedimenti e direttive a Milano e in tutta la Lombardia, di chiusura di posti lavoro e scuole, ospedali da campo, numeri verdi che non rispondono, visite che saltano, medici di base lasciati in un limbo; che spingono lavoratori e popolazione a gesti individuali che in una metropoli come Milano sono dannosi.
Ma in questi giorni di escalation di coronavirus c'è chi si sta facendo sentire. Per essere chiari: domenica sera il personale del 118 del Niguarda ha preannunciato ai loro referenti che la mattina del 24 non sarebbero usciti se non fossero state fornite loro le mascherine FPP3 (di fatto lavorano con semplici mascherine). Ebbene la sera stessa i responsabili come un “miracolo” hanno fornito le mascherine. Questo significa che i lavoratori quando fermamente rivendicano i loro diritti ottengono risultati. Noi aggiungiamo che anche ai lavoratori dell’Istituto la dotazione delle mascherine FPP3/camici monouso, maschere oculari/cuffie/calzari, in un ospedale oncologico, quale il nostro, devono essere la normalità e non l’eccezione per coronavirus, visto che i pazienti vengono sottoposti a terapia chemioterapica e di conseguenza il personale che diluisce, che somministra la terapia, che assiste, che smaltisce, deve essere fornito dall'Amministrazione di questi ausili, in ottemperanza al TU 81/08; e invece mancano o vengono parzialmente forniti e non in maniera costante da tempo.

Invitiamo, pertanto, i lavoratori a pretendere, in maniera ferma e decisa, la fornitura di detti strumenti di protezione e comunicarci se ottengono risposte evasive o dilatorie. Come Slai Cobas sc invieremo una formale richiesta, dopo avvieremo anche le iniziative agli organi preposti per il mancato rispetto di normative che da anni segnaliamo e denunciamo.
Lo Slai Cobas sc propone, inoltre, a rappresentanti e lavoratori del sindacalismo di base e di classe di altri Ospedali milanesi, ma anche a medici e a chi opera sul terreno di Salute e Sicurezza, di attivare comunicati, iniziative, suggerimenti, partecipazione comuni nell’ottica di contro/informare e coinvolgere lavoratori, malati, parenti, popolazione.
27-02-20
Gaglio Giuseppe
Slai Cobas per il sindacato di classe Fondazione INT, Milano
Slai Cobas INT cobasint@tiscali.it; 338-7211377

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